Il ruolo delle donne imprenditrici nel mondo del lavoro

In Italia negli ultimi 50 anni la donna nel mondo del lavoro ha assunto una sempre maggiore importanza lungo quella piramide sociale dove, in passato, aveva ricoperto per lo più soltanto ruoli subalterni. 

Sono molti i fattori che hanno preparato e contribuito a questa che si può certamente definire una trasformazione culturale: innanzitutto un cambiamento sociale del Paese dovuto ad un miglioramento dei livelli di istruzione. 

Ed è proprio grazie ad una alta scolarizzazione e ai mutamenti sul piano del mercato del lavoro che le donne hanno lanciato sfide per aprire a se stesse nuovi orizzonti.

Donne e imprenditoria

All’inizio del XIX secolo le imprenditrici rappresentavano una rarità. 

Nel panorama europeo la prima donna capitano d’impresa fu Madame Edmonde Foinat che nel 1941 fondò la fondazione FCEMFemmes Chefs d’Entreprise Mondiales, attualmente trasformata in unaONG che anima le associazioni nazionali di donne imprenditrici in tutto il mondo, presente in 70 paesi, anche in quelli emergenti, dei quattro continenti. 

In Italia agli inizi del ‘900 si distinse Luisa Spagnoli, prima con la creazione dell’azienda “Perugina” e dell’iconico cioccolatino “Bacio”, poi con la “Ditta Luisa Spagnoli” divenuta famosa per i maglioncini d’angora: una donna che seppe coniugare il suo spiccato senso manageriale ad una visione “sociale” della fabbrica, impegnandosi nell’emancipazione delle sue dipendenti come donne e come lavoratrici. 

Oggi nel nostro paese le imprenditrici rappresentato il fenomeno più visibile del processo di affermazione della donna nella struttura occupazione, ma la strada è ancora molto lunga: infatti rappresentano ancora solo il 28 % del totale nel panorama delle aziende Italiane.

Per confrontarci sulla propensione ad una maggiore realizzazione del potenziale donna-impresa abbiamo incontrato l Camilla Carrega Bertolini,  Program Director dei Master in Food and Beverage Management, e del Master in Tourism and Hospitality Management presso Rome Business School che ci ha detto:

“L’influenza della donna in economia è diventato un tema di grande interesse perché viene considerato una leva per il raggiungimento di uno sviluppo equo ed efficiente. Per l’imprenditoria femminile, soprattutto dopo la pandemia da covid 19, assistiamo ad un trend positivo. In Italia l’imprenditoria femminile si assesta al 28% con una previsione di crescita al 39%: una curva che ci fa ben sperare nel futuro, anche se siamo dietro ad altri paesi europei come la Germania e la Francia.”

Il PNRR

La gravità della situazione pandemia da Covid 19 ha spinto le Istituzioni Europee a concordare un potente strumento temporaneo per il rilancio dell’economia il Next Generation EU, che ha previsto lo stanziamento di ingenti investimenti a partire dal 2021 al fine di rendere l’Europa più verde, digitale e capace di rispondere adeguatamente alle sfide presenti e future. 

In questo scenario è stato sviluppato il programma europeo InvestEU che facilita l’accesso ai finanziamenti di soggetti economici aventi un alto profilo di rischio con l’obiettivo di   incrementare l’imprenditoria femminile in tutti i Paesi membri dell’UE

Sotto questo punto di vista si inserisce anche il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dall’Italia alla Commissione Europea che riserva una forte attenzione alle politiche di riduzione del divario di genere. Esso si propone di realizzare sei azioni principali, di cui la quinta denominata proprio “Inclusione e Coesione”, con uno stanziamento complessivo di circa 20 miliardi è volto a facilitare una ricaduta positiva immediata anche delle donne nel mercato del lavoro

“Ritengo che il PNRR rappresenti una grande opportunità per l’imprenditoria femminile. 

L’ empowerment delle donne sarà incluso all’interno di tutti e tre i driver principali nei quali i fondi saranno stanziati: parliamo di innovazione, digitalizzazione e impegno sociale. Sono convinta che le aziende italiane che investiranno nella promozione del management femminile saranno più competitive e pronte alle nuove richieste del mondo del lavoro.”

Il soffitto di cristallo

In Italia la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, fenomeno generale e comune a tutti i Paesi dell’Unione Europea, non ha cambiato in maniera corrispondente l’approccio culturale ai ruoli di genere. Non si è assistito infatti a quei cambiamenti nella cultura organizzativa aziendale capaci di consentire il loro ingresso in quei settori in cui attualmente risultano fortemente sottorappresentate. 

In Italia, per andare oltre al “soffitto di cristallo” e superare quelle barriere invisibili che impediscono alle donne di raggiungere posizioni di vertice e responsabilità in ambito professionale è necessario un approccio diverso da quello normalmente inteso delle “quota rosa”, e agire su leve improntate a politiche basate su logiche meritocratiche e su un cambiamento nella mentalità e nei comportamenti dell’intera collettività. 

 

Nel nostro Paese l’aspetto più importante da affrontate è il ritardo culturale rispetto agli paesi europei, dal momento che la nostra è ancora un’organizzazione molto rigida

Perché una donna possa realizzarsi professionalmente sono necessarie alcune condizioni senza le quali il percorso sarà sempre incidentato. Bisogna scardinare i differenziali di genere che sono ancora persistenti; inoltre, anche che la distribuzione degli incarichi è tutt’altro che uniforme nei diversi settori di attività che rispecchiano modelli stereotipati “a modello maschile”

Mancano irrimediabilmente politiche di un reale sostegno pubblico verso la famiglia che possano aiutare lo job sharing.  Se si guarda all’Europa, e all’Europa del Nord, in particolare il divario da superare è veramente importante.”

Qualità e Attitudini

Le diversità femminili sono ancora viste come fattore problematico e non come un punto di forza: in realtà una reale relazione del genere femminile con il tessuto imprenditoriale è indice di grande lungimiranza anche da un punto di vista economico, oltre che sociale, perché le donne possano diventare i veri driver per il cambiamento in molteplici settori. 

La vecchia modalità di controllo dell’impresa legittimata dall’autorità gerarchica, che rispecchiava l’idea di un management aziendale ortodosso, si sta da tempo sfaldando. 

Attualmente si assiste all’affermazione di un nuovo modello basato sulla leadership che mette in risalto le attitudini di un manager capace coinvolgere il team, di ascoltare le istanze del singolo e del gruppo e di conquistare la fiducia dei suoi interlocutori: da sempre prerogative associate al genere femminile.

“Per le donne la scelta di intraprendere un cammino imprenditoriale dipende da molti fattori: si mettono in gioco elementi di carattere soggettivo, del contesto sociale ed economico di riferimento ma anche le opportunità offerte. 

Ritengo però che la spinta maggiore dipenda dal credere in se stesse, ma questo approccio deve diventare più forte. Bisogna credere di più nelle proprie capacità per emergere.

Le donne sono più portate degli uomini al lifelong learning, hanno desiderio di migliorarsi, viaggiano molto e per questo tendono ad avere maggiori esperienze interculturali.  Inoltre, sono empatiche, hanno la capacità di essere trasversali in termini di organizzazioni complesse e sanno essere problem solving. Risorse importanti che fisiologicamente appartengono più all’universo femminile.  Ma mi preme sottolineare che il problema da affrontare non è rappresentato dal empowerment delle donne nelle imprese. Dobbiamo ribaltare questo paradigma perché ci si è troppo a lungo concentrati sul divario di genere piuttosto che spingere verso un corretto riequilibrio di capacità e di competenze all’interno di ogni azienda a prescindere dal sesso”

Start up

L’apertura di nuovi spazi di mercato rappresenta un importante fattore di attivazione e di stimolo per l’imprenditoria femminile. 

Purtroppo però anche nel panorama delle start up, le imprese “innovative” che contano sui giovani talenti, si replica la condizione anacronistica di divisione genere e sono poche le donne che riescono ad affermarsi in roccaforti tipicamente maschili come i settori tecnologi. A meno che non ne siano le ideatrici. 

 “Attualmente sono molte le donne che hanno lanciato start-up. Ad esempio “Le Cicogne” è una bellissima realtà italiana, che ha ideato un’app che fa incontrare domanda e offerta di babysitter. Ci sono anche altre start-up create sempre con l’obiettivo di sostenere le madri lavoratrici per l’urgenza dell’ultimo minuto. I fondi stanziati dal PNRRrappresentato un concreto volano per la realizzazione di tanti nuovi progetti. A volte, infatti, è proprio la mancanza di un iniziale budget a far morire sul nascere il desiderio di imprenditorialità.”

La sostenibilità

La nostra società, soprattutto dopo la pandemia da covid 19 deve affrontare molteplici sfide: una delle più importanti è rappresentata dalla sostenibilità.

Al fine di catturare le evoluzioni del mondo del lavoro, il concetto di sostenibilità rappresenterà sicuramente un asset importante da includere nella gestione delle realtà aziendali, nei tre aspetti contemporanei. Infatti, non penso soltanto alle canoniche sostenibilità economica o ambientale: mi riferisco all’ormai imprescindibile asset che riguarda una gestione moderna all’interno della quale le donne possono giocare un ruolo molto importante per tutte le attività, apportando miglioramenti nelle aziende in cui operano.”

Soft Skill

Il mio consiglio per le giovani generazioni è non smettere mai di studiare, di investire nel proprio capitale intellettuale, di essere curiosi ed innamorati del proprio lavoro e soprattutto mettere passione in quello che si fa.Nelle lezioni di marketing ai miei studenti trasferisco un concetto che sembra banale ma al contrario è sostanziale: non devi iniziare a vendere il tuo prodotto ma devi iniziare un’attività chiedendoti quale bisogno vuoi soddisfare. Quindi il management non deve essere visto solo dal nostro punto di vista, ma anche dal punto di vista della comunitàQuesto ci spinge a riflettere sulla possibilità di essere utili, con un approccio improntato all’ascolto, all’empatia, al senso di comunità e alla passione. Sostenibile ed etico sono le mie parole chiave per il vero successo.”

CAMILLA CARREGA BERTOLINI

Laureata all’Università degli Studi di Firenze con una laurea in Viticoltura e Enologia e un Master specialistico in Enologia,è stata Coordinatore Accademico degli Studi Enogastronomici di Apicius– International School of Hospitality di Firenze e della Gambero Rosso Academy nel suo quartier generale di Roma. Ha promosso nel mondo lo stile di vita italiano attraverso il cibo e vino, collaborando con enti internazionali come fondazione James Beard NY e diverse università americane. Camilla è Mentor per StartupbootcampFoodTech, l’acceleratore principale di startup che innovano l’industria alimentare, dove lavora come guida per tutto ciò che riguarda la gestione e lo sviluppo integrato del comparto agroalimentare, i modelli di business e l’istruzione internazionale.Oggi CEO dell’Azienda agricola Volognano, Consulente specializzata in F&B per Comunicazione Strategica e Media Relations, dove sviluppa e applica modelli tailor made di accelerazione di impresa e piani per la gestione di momenti crisi oltre ad essere lecturer per diverse Università italiane e internazionali in F&B Management, Comunicazione, Strategia e Direttore Program Director dei Master in Food and Beverage Management, e del Master in Tourism and Hospitality Management presso Rome Business School.

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