Occupabilità e futuro professionale: analisi delle nuove sfide post-pandemia di Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca RBS

Le competenze sono essenziali per la competitività e l’occupabilità: i cambiamenti strutturali, come la globalizzazione e il progresso tecnologico, richiedono competenze sempre più elevate e sempre più pertinenti alle richieste del mercato del lavoro, al fine di garantire la crescita della produttività e la disponibilità di posti di lavoro di qualità.

Il rapporto tra formazione e occupazione è un tema che, pur facendo sempre parte della struttura sociale di qualsiasi Paese, acquista particolare rilevanza in tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo. È molto importante, per avere il maggior numero possibile di opportunità nel mercato del lavoro, trovare la propria nicchia. Infatti, nello scenario post Covid-19, le idee innovative e tecnologiche saranno senza dubbio premiate, anche se non saranno le uniche.

La pandemia globale ha causato una crisi economica mai sperimentata prima e ha dimostrato la necessità di apportare profondi cambiamenti al nostro sistema socio-economico, passando necessariamente a un’economia più resiliente, equa, inclusiva, innovativa, creativa e sostenibile, che si adatti al meglio alle sfide e alle opportunità future. Pertanto, analizzando il rapporto “The future of Jobs”, pubblicato dal World Economic Forum, in 5 anni la metà dell’intera forza lavoro dovrà intraprendere un processo di adattamento delle proprie competenze per poter rimanere competitiva in un mercato che sta subendo una trasformazione senza precedenti.

Fortunatamente, la stessa rivoluzione tecnologica che sta cambiando radicalmente il mondo del lavoro nasconde al suo interno la chiave per dare vita a nuove forme di occupazione e per fornirci nuove competenze da acquisire.

A questo proposito, le parole del presidente e fondatore del Forum, il professor Klaus Schwab, sono incoraggianti: “La ricchezza dell’innovazione tecnologica che definisce la nostra epoca attuale può essere sfruttata per liberare il potenziale umano”. Si stima che entro il 2025, a causa della sempre maggiore interrelazione uomo-macchina, si perderanno 85 milioni di posti di lavoro, ma allo stesso tempo si creeranno 97 milioni di nuovi posti di lavoro strutturati per adattarsi meglio alla nuova divisione del lavoro tra esseri umani, macchine e software.

È emerso, infatti, un desiderio generalizzato tra i lavoratori di riappropriarsi del tempo da dedicare a se stessi e alla famiglia, allo sport, di innalzare la qualità della vita e, soprattutto, di guardare al lavoro in modo diverso per difendere l’auspicato work-life balance, il perfetto equilibrio tra vita lavorativa e tempo libero. A questo proposito, secondo una recente ricerca di McKinsey & Company, una multinazionale di consulenza strategica, il 40% dei lavoratori di tutto il mondo vuole cambiare posizione nel prossimo futuro. Tra i datori di lavoro, il 53% ha dichiarato di avere un turnover volontario rispetto agli anni precedenti e il 64% di loro prevede che il problema peggiorerà in futuro.

Soft, hard e life skills

Tra le soft skills che tutti conosciamo, la prima in assoluto che crea armonia all’interno di un team è la resilienza.

  • La resilienza ha anche a che fare con una maggiore capacità di affrontare i momenti bui. Il lavoro non è sempre lineare, ci possono essere momenti di crisi e, come abbiamo visto durante il periodo della pandemia, è sempre più importante saperli gestire e capire come riprendersi velocemente per affrontarli.
  • L’autonomia è una qualità preziosa, spesso sottovalutata. L’autonomia è sicuramente uno dei nuovi punti di forza del lavoratore post Covid. Non solo nel campo dello smart working, la capacità di autonomia ha a che fare con la capacità del datore di lavoro di delegare il lavoro.
  • Flessibilità e approccio pragmatico: di fronte a un contesto incerto, complesso e ambiguo, flessibilità e praticità si rivelano la chiave del successo per le aziende che devono adattare le proprie modalità gestionali e organizzative per rispondere al meglio alle esigenze del mercato. Tuttavia, un dipendente capace di accettare un cambiamento improvviso senza essere disorientato può sicuramente contribuire allo sviluppo e al mantenimento dell’azienda per cui lavora.
  • Adattabilità: tra le soft skills, quella che dovrebbe avere un posto di rilievo è proprio l’adattabilità. È una competenza necessaria richiesta dal mercato del lavoro che serve a far emergere i problemi soprattutto nel processo di assunzione.
  • Creatività e innovazione: non è possibile parlare di competenze senza pensare alla creatività. Creatività e innovazione vanno di pari passo. Non possiamo sottovalutare la loro importanza. Il lavoratore della realtà post Covid-19 deve essere in grado di sviluppare una propria strategia creativa, il coinvolgimento è fondamentale. La creatività segue l’innovazione e quest’ultima spesso genera profitto.

Hard Skills

Le competenze più richieste nella realtà post Covid-19 rimarranno quelle tecniche e organizzative. La formazione, infatti, è sempre fondamentale per stare al passo con i tempi. Le competenze tecniche e soprattutto i profili informatici saranno quelli più richiesti e premiati nel mercato del lavoro.

Il digitale è diventato sempre più importante e lo si nota anche nei siti web, come LinkedIn, dove i professionisti del settore sono molto richiesti. Le competenze digitali saranno le più premiate e saranno il must del 2021.

Come abbiamo visto, l’Italia ha bisogno di digitalizzazione e, quindi, i protagonisti del futuro mercato del lavoro dovranno garantire di possedere tali competenze, non solo per la questione legata allo smart working, ma per facilitare l’innovazione tecnologica.

Soft Skills

Le competenze più richieste nel futuro mercato del lavoro:

Se ne deduce che nel prossimo futuro diventerà cruciale sviluppare nuove competenze, in virtù della crescente necessità da parte dei lavoratori di interfacciarsi con sistemi tecnologici e piattaforme digitali. Le previsioni del WEF indicano che la quota di competenze di base destinata a cambiare sarà del 40%, tanto che, come anticipato, il 50% di tutti i lavoratori dovrà riqualificarsi.

Ma quali sono le 10 competenze più importanti individuate dal Forum per il lavoro di domani?

  1. Analytical Thinking and Innovation
  2. Active Learning and Learning Strategies
  3. Ability to solve complex problems
  1. Pensiero analitico e innovazione
  2. Apprendimento attivo e strategie di apprendimento
  3. Capacità di risolvere problemi complessi
  4. Pensiero critico e capacità analitiche
  5. Creatività, originalità e spirito di iniziativa
  6. Leadership e influenza sociale
  7. Uso delle tecnologie, monitoraggio e controllo
  8. Progettazione e programmazione tecnologica
  9. Resilienza, gestione dello stress e flessibilità
  10. Ragionamento, problem solving e ideazione

Il pensiero critico (skill 1) e il problem solving (skill 3) sono rimasti costanti nella classifica delle prime competenze dalla prima edizione del Forum nel 2016. Quest’anno, invece, fanno la loro comparsa nuove competenze emergenti derivanti dal self-management come l’apprendimento attivo (skill 2), la resilienza, la tolleranza allo stress e la flessibilità (skill 9). La leadership (skill 6) assume un ruolo centrale e fondamentale, proprio per guidare e influenzare l’innovazione e il cambiamento che ci attendono nei prossimi anni.

La domanda di acquisizione di nuove competenze si è quindi biforcata, affiancando all’onnipresente richiesta di competenze digitali (competenze 7 e 8), come l’analisi dei dati, l’uso del computer e l’informatica, un nuovo settore con una forte impronta di valorizzazione e crescita individuale (competenze 4, 5 e 10).

Siete curiosi di saperne di più sull’occupabilità? Leggete il RBS Employment Report 2022

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