Il posto fisso, inteso come ruolo definito una volta per tutte, sta diventando un ricordo. E con lui anche l’idea di carriera lineare, fatta di gradini da salire uno dopo l’altro. Durante un recente Alumni workshop presso Rome Business School, Martina Carla Checchi — HR Business Partner di Capgemini Invent, società specializzata nella trasformazione d’impresa — ha descritto con chiarezza il cambiamento in corso: non si lavora più per mansioni, ma per competenze. E quelle competenze vanno continuamente aggiornate, perché invecchiano in fretta.
Capgemini Invent è in una posizione privilegiata per osservare questi fenomeni: unisce strategia, data science e ingegneria per aiutare grandi aziende a reinventarsi, e per farlo deve stare al passo con un mercato del lavoro in continua evoluzione. Oggi strumenti come Copilot stanno cambiando il modo in cui si lavora ogni giorno. Non si tratta solo di automatizzare compiti ripetitivi: queste tecnologie rendono accessibili competenze che un tempo richiedevano anni di specializzazione. Di conseguenza, ciò che fa davvero la differenza non è più l’esecuzione tecnica, ma la capacità di ragionare in modo critico e strategico.
A spingere questa trasformazione è la complessità crescente del contesto in cui operano le imprese. I cambiamenti geopolitici e il ritmo accelerato dell’innovazione tecnologica richiedono flessibilità, e le strutture gerarchiche rigide non riescono più a fornirla. Le aziende più lungimiranti stanno quindi passando a un modello basato sulle competenze: i team si formano attorno a un progetto specifico, lavorano insieme per risolverlo e poi si sciolgono. Si assume chi sa fare, non chi ha il titolo giusto. In questo scenario, aggiornarsi non è più un’opzione: è una condizione necessaria per restare nel mercato.
Diversi fattori stanno orientando le scelte delle aziende in materia di assunzioni e formazione. L’intelligenza artificiale generativa è uscita dalla fase di sperimentazione ed è diventata uno strumento di lavoro quotidiano in quasi tutti i settori. Le normative sempre più stringenti in tema di sostenibilità obbligano le organizzazioni a integrare i criteri ESG nei propri modelli di business. La trasformazione digitale non riguarda più solo l’IT, ma attraversa tutte le funzioni aziendali, dalle risorse umane al marketing. Infine, l’instabilità geopolitica impone alle imprese di saper reagire rapidamente agli imprevisti, senza farsi trovare impreparate.
Per orientarsi in questo contesto, Checchi ha indicato dieci competenze che i recruiter cercano con maggiore frequenza:
Il workshop si è chiuso con una riflessione che vale la pena portarsi a casa: il mercato del lavoro non premia più chi ha accumulato conoscenze in passato, ma chi riesce a disimparare ciò che non serve più e ad acquisire nuove competenze in tempi rapidi. L’intelligenza artificiale non toglierà il lavoro ai professionisti, ma darà un vantaggio enorme a chi saprà usarla per fare meglio il proprio. Per i partecipanti, l’incontro ha offerto una bussola concreta per muoversi nel nuovo panorama della ricerca di talenti a livello globale.