Recovery Fund-Italia: il rapporto debito/PIL al di sotto del 140% entro il 2025

Uno studio elaborato da Rome Business School mostra come il Fondo di recupero per l’Italia produrrà una crescita solo dal 2023 con 8 decimali di Pil aggiuntivo dopo i 4 attribuitigli nel 2022.
Nel frattempo, cresce il divario Nord/Sud anche in termini di debito pubblico.

Lunedì 18 gennaio 2020.- Rome Business School ha pubblicato lo studio: “Debito pubblico. Quali scenari per l’Italia dopo il COVID-19?”, a cura del Prof. Valerio Mancini, Direttore del Rome Business School Research Center, che analizza il debito pubblico attuale, la sua redistribuzione a livello regionale e il modo in cui è influenzato dal blocco quasi totale dell’economia nazionale dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19.

La ricerca evidenzia come l’incremento mensile del debito pubblico, nel 2020, è stato pari a oltre 3 miliardi di euro di cui circa un terzo in mani estere.

L’insieme del sistema Italia riporta un debito/pil superiore al 160% il che crea uno squilibrio per l’intero sistema per la forte tassazione resa necessaria per supportare la spesa pubblica e ripagare gli interessi sul debito” riporta Valerio Mancini.

Tuttavia Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Marche e Piemonte hanno un debito/pil intorno all’80% che rende il loro sistema economico migliore di quello tedesco.

Di contro il Meridione ha invece un debito/pil del 230% con punte di oltre il 300% (tabella 5). Pertanto, troviamo le migliori performance in Lombardia (71,9%), mentre il dato peggiore spetta alla Calabria (305,3%).

In termini di finanza pubblica, la ricerca sottolinea un peggioramento di 151,3 miliardi del saldo primario rispetto al 2019 (da +1,8% del Pil a -7,3%), che andrebbe a generare una decisiva caduta delle entrate (quelle tributarie si fermano 41,7 miliardi sotto i livelli dell’anno scorso, con una flessione dell’8%) e un’impennata della spesa (95,1 miliardi in più al netto degli interessi; +11,7%) per gli ammortizzatori sociali e le altre misure anticrisi.

Lo studio prevede una ripresa dal 2023 quando il Recovery Plan si sobbarcherà la quota principale dell’espansione affidata alla politica economica e entro il 2025 il rapporto debito/PIL dovrebbe scendere al di sotto della soglia del 140%.

Possibili trend futuri, in sintesi:

  • L’indebitamento netto è balzato al 7,1% nel 2020 e salirà al 10,4% con i nuovi interventi a supporto dei settori economici e delle famiglie per circa 55 miliardi di ulteriore deficit che saranno autorizzati dal Parlamento. Nel 2021, dovrebbe poi dimezzarsi al 5,7%
  • Il debito pubblico (in rapporto al Pil) è esploso nel 2020, e rischia di superare il 160% con le nuove misure in corso di approvazione
  • La possibile terza ondata del Covid può costare oltre 3 punti di Pil e la ripresa slitterebbe quindi al 2022
  • In Italia il divario Nord/Sud è destinato ad aumentare anche in termini di debito pubblico. Attualmente alcune regioni del Centro-Nord hanno un debito/pil intorno all’80% (in linea con i Paesi europei più virtuosi). Di contro il Meridione ha invece un debito/pil medio del 230% con punte di oltre il 300%

Gli interventi nazionali incroceranno il Recovery Fund, che però avrà tempi più lunghi ed è atteso nel ruolo di protagonista della crescita solo dal 2023 (con 8 decimali di Pil aggiuntivo dopo i 4 attribuitigli nel 2022). La sua partenza effettiva, incognite negoziali europee permettendo, è prevista intorno a metà anno, per cui la manovra dovrà anticipare alcuni interventi: dal rilancio di Industria 4.0 alla nuova spinta per gli investimenti pubblici e privati.

Inoltre, di fronte ai tempi brevi imposti per la progettazione del Recovery Plan italiano, sarà necessario creare una struttura dedicata, accentrata su un unico punto di comando.