Intelligenza Artificiale: una tecnologia invisibile, come imparare a governarla?

L’Intelligenza Artificiale, l’AI,  è una delle tecnologie più promettenti della società contemporanea e le sue implementazioni hanno permesso vere e proprie rivoluzioni in moltissimi settori: dalla pubblica amministrazione alla sanità, dall’industria manifatturiera all’agricoltura, dalle telecomunicazioni allo spazio. 

La versatilità tecnologica che è alla base dell’AI, inizialmente sviluppata per le esigenze del settore robotico, ha suscitato grande interesse su realtà eterogenee e non ci si deve stupire se non solo grandi aziende ma anche piccole e medie imprese abbiano deciso negli ultimi anni di investire nel suo sviluppo risorse sempre più ingenti. 

Anche il variegato mondo delle startup ha saputo cogliere le opportunità che derivano dall’applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale, dando vita a veri e propri ecosistemi capaci di creare importanti vantaggi competitivi sui mercati.

Per capire quali prospettive l’AI potrà offrire al business italiano ci siamo confrontati con William Carbone direttore del Professional Master in Artificial Intelligence della Rome Business School che ci ha detto:  

Nell’ultima decade la digital transformation ha avuto un forte impatto nella vita dei cittadini e nel mondo del lavoro: una vera e propria sfida che ha costretto a rivedere i classici concetti spazio-temporali del lavoro e a pensare a nuovi modelli di business. 

In tutto questo l’AI ha un ruolo rilevante. Dobbiamo immaginare l’AI come un qualcosa di pervasivo in ogni settore della quotidianità: nelle industrie, nelle telecomunicazioni, nei social media, nello spazio e naturalmente anche nel mondo del business. Gli algoritmi, ad esempio, regolano ormai anche le strategie di marketing: basandosi sull’analisi di data dei clienti abilitano nuove modalità di contatto con i clienti per una relazione continua e duratura. Ci sono poi algoritmi minori, meno sofisticati, in grado di fornire indizi su quali altri prodotti potrebbero essere associati al cliente identificato, come avviene con Netflix, la piattaforma di contenuti multimediali d’intrattenimento che offre consigli personalizzati osservando le interazioni con le attività di visione avute in precedenza”.

La situazione in Italia

Secondo le stime di Assintel Report, l’osservatorio permanente sul mercato digitale realizzato dall’associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio, il mercato dell’Intelligenza Artificiale è in forte crescita anche in Italia: dagli 860 milioni di euro del 2021 si arriverà a raggiungere 1,4 miliardi di euro nel 2023. 

Dall’analisi dei dati emerge però una sostanziale differenza in termini di avvicinamento alla tecnologia per dimensione di imprese. 

Le grandi aziende, le protagoniste della cosiddetta industria 4.0, sono più incline agli investimenti in AI rispetto alle PMI, che comunque durante il periodo della pandemia  da covid 19 sono state costrette a fare ricorso alle nuove tecnologie per mantenere la loro produttività. 

A guardar bene però, la ragione principale di tale svantaggio sembra non essere soltanto il divario nell’importo degli investimenti, quanto piuttosto la mancanza di competenze, seguita dalla difficoltà di reperire sul mercato del lavoro figure professionali con profili adeguati. 

 “Il mondo dell’AI diventa sempre più invisibile, ed è importante comprenderne almeno il funzionamento minimo. Dal momento che è una tecnologia che avanza molto velocemente e che serve come acceleratore di nuovi orizzonti, è di fondamentale importanza imparare soprattutto come gestirla. Non bisogna essere per forza data scientist, ma è importante capire come poter programmare le macchine. 

In Finlandia ad esempio il Governo ha organizzato per tutti i cittadini un corso basico denominato “Elements of AI”, che rilascia anche un certificato, che permette di acquisire le basi minime per comprendere cosa è e a cosa serve un algoritmo. Questo tipo di iniziativa può portare anche ad un miglioramento per il processo di trasferimento tecnologico e aiutare a aumentare l’adozione della interconnessione delle imprese con il settore pubblico per esempio verso la creazione di imprese innovative, come le startup ad alto tasso tecnologico. 

Anche in Italia sarebbe utilissimo insegnare le basi dell’Intelligenza Artificiale e predisporre adeguati finanziamenti almeno a partire dalle scuole secondarie superiori. Bisogna inoltre promuovere misure ad hoc per trattenere ma anche per attrarre nuovi talenti dall’estero, sia italiani che stranieri, perché lo scambio culturale e di expertise è molto importante”

L’AI responsabile

Fin dalla sua nascita l’intelligenza artificiale e gli usi che ne sono conseguiti sono stati al centro di dibattiti etici e giuridici. 

Infatti, ci si è a lungo soffermati sull’ impatto causato dagli algoritmi nella società contemporanea e dei significativicambiamenti che apportano alla vita dei cittadini. Spesso sotto accusa sono finiti i sistemi nei quali possono insinuarsi dei “pregiudizi” i cosiddetti “bias” che portano gli algoritmi a prendere delle decisioni distorte.

L’attenzione degli sviluppatori, figure fondamentali nell’intelligenza artificiale,  allora deve essere alta nei confronti dei pregiudizi “impliciti”, meno manifesti e, dunque, più difficili da individuare, come, ad esempio, quelli che conducono a  decisioni discriminatoriee nei confronti dell’età o del genere.

“Un aspetto che non dobbiamo sottovalutare è l’approccio etico all’intelligenza artificiale. Gli strumenti software sono importanti, ma non sono tutto. 

Gli algoritmi devono essere “allenati”  dagli sviluppatori e devono portare al rispetto di tutti gli individui a prescindere dalla etnicità e dal genere. E’ proprio la coscienza che differenzia l’uomo dalle macchine, ed è molto importante effettuare una corretta profilazione – una sorta di caratterizzazione astratta – affinché l’intelligenza artificiale sia completamente inclusiva per superare ogni disuguaglianza”.

Nuovi Trend

La crescita e lo sviluppo dell’AI è alimentata anche dal rapido avanzamento della potenza di elaborazione computazionale: parallelamente sono aumentate anche le richieste di sue nuove applicazioni e funzioni. 

Secondo Gartner, la multinazionale che si occupa di consulenza strategica nel campo della tecnologia dell’informazione, le nuove tendenze nel settore dell’AI si indirizzano verso un uso sempre più efficiente delle risorse, un approccio in grado di coniugare small data e wide data, e una maggiore operatività e interconnessione delle piattaforme

Parliamo quindi di Quantum Computing, un modo di rivedere il calcolo e che sfrutta le leggi della meccanica quantistica per risolvere problemi troppo complessi per i computer classici, e di Metaverso, ambienti digitali interconessi in cui gli utenti possono effettuare le loro attività impersonando l’identità di un avatar. Molto attivo è anche il settore manifatturiero, dove le attività sono governate da sensori. 

In questo scenario dove i modelli di business diventano inevitabilmente più complessi e interdipendenti si fa strada l’impiego dell’intelligenza artificiale per tutto ciò che riguarda i prodotti intangibili come i brevetti, che tutelano l’ idea  di business,  che scaturisce proprio dal know how.

“Personalmente sto sperimentando un concetto di interconnected-ecosystem “sulla mia pelle”, essendo un imprenditore, uno “startuppista” che vive a cavallo tra 3 ecosistemi rilevanti, Finlandia, Israele e Italia. 

Le imprese sono sempre più ‘virtuali’ come il software e i computer vivono in più dimensioni diverse, ed è lì che occorre puntare anche per l’Italia. Ci sono tante opportunità che il nostro Paese potrebbe cogliere se il mindset andasse in quella direzione. Non solo creare team di lavoro giovani, ma team che già nascano con l’idea di essere virtuali e di far leva sulla creatività del nostro paese. Al nord come al sud ci sarebbero tante opportunità. Io sto sperimentando tutto questo con la mia azienda che produce ‘materiale e prodotti intangibili’, prodotti che esistono come i brevetti con un valore aziendale, ma senza materiaperché hanno un solo valore di businessl’idea. I prodotti intangibili sono alla base delle nuove aziende virtuali e l’AI può aiutare in tutto questo e l’Italia dovrebbe cogliere questa opportunità.”

Le Skills

Come direttore del programma del master in intelligenza artificiale mi sento di dire che la comprensione dell’intersezione tra business e tecnologia nell’AI è una competenza molto importante. Per superare le criticità e analizzare le problematiche emergenti è importante conoscere il sistema vendor che permette di conoscere come viene commercializzata l’AI, quali sono le aziende che utilizzano queste tecnologia e in quali settori. Bisogna inoltre governare il linguaggio python che permette di sviluppare ad esempio le applicazioni di computazione numerica e comprendere il funzionamento degli algoritmi. “

Le principali aziende che investono in AI in Italia

Nel nostro Paese nella top ten delle aziende che si occupano di intelligenza artificiale troviamo Telecom ItaliaAmmagamma di Modena che sviluppa soluzioni personalizzate per altre aziende, MDOTM di Milano leader in Europa nello sviluppo di strategie di investimento; Cyber Dyne di Bari si occupa di software e ingegneria; Kellify di Genova che utilizza l’intelligenza artificiale per far emergere valore agli investimenti; YNAP Group di Milano che è diventata una multinazionale specializzata nell’ e-commerce al dettaglio di abbigliamento di alta moda e Haruspex Security di Pisa una piattaforma  capace di predire e neutralizzare il possibili minacce di cyber security.  

WILLIAM CARBONE 

CEO, co-fondatore di The Adjacent Possible, azienda di ricerca e sviluppo con sede ad Helsinki che supporta varie organizzazioni ad esplorare nuove opportunità di proprietà intellettuale in diversi settori, con la missione di collegare ecosistemi tecnologici globali che co-sviluppano applicazioni IP comuni. Presso IBM, è stato Global Business Development Executive e Quantum Ambassador – Aerospace & Defense, Program Manager per l’IA e Innovazione ed è stato membro della prestigiosa IBM Academy of Technology. Ha conseguito un MBA presso la Quantic School of Business and Technology di Washington DC e un Master in Ingegneria dei Sistemi IT presso l’Università di Scienze Applicate di Vienna. 

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