Il Business in tempo di Covid-19: Supply Chain basato su tecnologia, rapidità e transizione green la chiave del successo

Digital First: due vocaboli che sintetizzano l’importante sfida che la digitalizzazione negli ultimi 50 anni ha lanciato al mondo del business. Un processo incominciato con l’avvento dell’informatica applicata alla dematerializzazione dei dati e all’elaborazione delle informazioni.

In una economia sempre più esplicitamente orientata ai dati, la pervasività digitale ha imposto alle aziende di cambiare le vecchie regole e progettare nuovi modelli di business per interpretare i cambiamenti e per sostenere le trasformazioni sociali

Un fenomeno che ha influenzato le strategie aziendali, la progettazione del prodotto-servizio, l’organizzazione interna e naturalmente l’interazione con il mondo esterno che ha portato le aziende a interrogarsi a fondo sulle proprie strutture e sui propri processi da agire. In questo contesto le catene di approvvigionamento e di distribuzione rappresentano uno snodo essenziale. 

Per essere competitivi in un mercato globale sempre più complesso la perfetta sincronizzazione tra la domanda di un prodotto – o di un servizio –   e la sua disponibilità può essere perseguita unicamente attraverso un mix di metodologie, soluzioni tecnologiche e competenze di alto profilo.

Ecco perché la corretta gestione della Supply Chain è diventata di centrale importanza: dalla sua efficienza ed efficacia può dipendere il successo di un’azienda

Nonostante il tema del Supply Chain Management sia stato affrontato e sviscerato sin dagli anni ’80 da Keith Oliver Michael Webber che ne hanno coniato il termine pubblicando il volume “Supply Chain Management: Logistics catches up with strategy”, il tema è oggi più che mai attuale perché la pandemia da Covid-19 ha rappresentato una sfida decisiva proprio per le catene di approvvigionamento. Uno scenario che ha imposto alle aziende una risposta immediata per contrastare lo shock sulla logistica e sulle operations della filiera, paragonabile a quello vissuto durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Ne abbiamo parlato con l’ingegnere e docente Francesco Amendola, Program Director del Master in Data Science e Professore di Supply Chain Management presso la Rome Business School, che ha sottolineato come la crisi da Covid-19 ha rivoluzionato le certezze esistenti e costretto le aziende a ripensare i modelli di business che si erano negli anni stratificati, introducendo il concetto di operare in un contesto di incertezza.   

La pandemia infatti, ha comportato tre principali conseguenze: un mutamento della domanda di beni e servizi che ha costretto le aziende nei vari ruoli di fornitore, distributore e rivenditore a ripensare alle logiche organizzative; ritardi di forniture di prodotti e servizi, causate da produzioni discontinue o non in piena capacità, dovute principalmente ai periodi più o meno lunghi di lockdown e/o di quarantena. Su questo tema si è concentrato nello specifico uno studio condotto dall’ISM, l’Istituto di Supply Management finalizzato a quantificare l’impatto, anche finanziario, della pandemia sulla tenuta delle aziende.  Infine, ha sottolineato Amendola, un terzo fattore, non meno importante, è rappresentato dall’introduzione della modalità di lavoro in smart working: molte aziende produttive che avevano il 100% delle persone on-site in place sono state costrette a fronteggiare questa diversità lavorativa che ha comportato anche difficoltà nella gestione di alcune attività da remoto.

È interessante però constatare che l’incertezza del sistema economico finanziario era già conosciuta fin dagli anni ’80, periodo in cui si è coniato il termine VUCA, acronimo che indica “volatilità”, “incertezza”, “complessità” e “ambiguità” dei sistemi produttivi. Oggi naturalmente l’ambiente VUCA ha assunto una connotazione più concreta dovuta soprattutto al drastico cambio di abitudine dei consumatori: l’esempio emblematico è rappresentato dallo spostamento del retail fisico al retail on-line, che ha portato a rivedere il modello di business legato al demand driven dove è proprio l’utente che diventa protagonista del processo perché capace di indirizzare le scelte di produzione. Quindi, se negli anni passati la pianificazione della produzione di beni e servizi era basata sull’analisi della domanda storica, oggi il business è soprattutto legato al day by day.

È ed qui che si gioca l’aspetto strategico della Supply Chain Management: rendere più facile la comunicazione e le coordinazioni tra i diversi attori per permettere alla catena di adeguarsi in maniera pressoché immediata alla scelta produttiva indirizzata, come detto proprio, dall’utente.

È allora importante sottolineare che le aziende per non soccombere possono anche utilizzare tecniche di demand shaping, strategie per incentivare i clienti ad acquistare quegli articoli di cui esiste immediata disponibilità proponendo ad esempio campagne promozionali ad hoc.

Secondo la Società di ricerca Gartner, uno degli effetti più significativi del Covid-19 è rappresentato dal ritorno al reshoring o all’inshoringall’utilizzo cioè dei siti produttivi più prossimi per accorciare la catena di approvvigionamento, abbandonando l’offshoring, ovvero la pratica di esternalizzare le operazioni all’estero, di solito da aziende dei paesi industrializzati verso paesi meno sviluppati, con l’intenzione di ridurre i costi.

In futuro sarà comunque importante operare con il buon senso perché nessuno dei due modelli di business risulterà vincente in termini assoluti. 

Ecco allora che le aziende, sottolinea Amendola, hanno oggi una straordinaria opportunità di ripensare a modelli di business che siano veloci, agili ed efficienti, con una forte capacità di adattamento e di reazione verso ogni tipo di imprevisto, proprio come la pandemia da Covid-19 ci ha insegnato.

La riscoperta della tecnologia nelle sue forme più avanzate (Cloud Computing, Intelligenza Artificiale, IoT – Internet of Things, Big Data, Advanced Analytics, Reti 5G, etc.), diventa quindi strumento indispensabile per analizzare i dati in tempo reale, per avere la capacità di estrarre quegli elementi che permetteranno di fare scelte e di definire strategie consapevoli, la trasformazione digitale, l’industria 4.0, che qualche anno fa era ancora nella fase di sviluppo prototipale e che oggi si può considerare pressoché stabile e in evoluzione, farà il resto. 

Ma la tecnologia da sola non basta: rappresenta la condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre avere una approfondita conoscenza del contesto del mercato del business per reinventarsi l’azienda, perché l’esperienza ha mostrato che, e a maggior ragione nelle crisi, le imprese che pianificano e agiscono rapidamente emergono come winners del loro settore.

Naturalmente in questo contesto non si può prescindere dalla transizione green, perché cambiare il paradigma economico in ottica ambientale è una scelta non più rinviabile. Sostenibilità, sviluppo e business non solo possono ma devono camminare insieme.

La transizione verde però porta con sé un necessario cambio di infrastrutture e di sistemi produttivi molto significativo con possibili ricadute occupazionali nel breve da non sottovalutare. Ad esempio nel mondo dei trasporti se i veicoli diventeranno sempre più elettrici banalmente serviranno meno meccanici tradizionali e più manutentori elettrotecnici.

Questo cambiamento, che incide sulla vita delle persone oltre che nelle scelte di business, è forse la sfida da seguire con maggiore attenzione. Non è affatto scontato, infatti, che i contesti e la mentalità degli individui cambino con la stessa velocità.  È probabilmente questa del Change Management la vera rivoluzione culturale, da supportare e accompagnare.


FRANCESCO AMENDOLA

Attualmente lavora come Direttore del Dipartimento ICT nella più grande azienda di trasporto pubblico locale in Italia, e una delle più grandi in Europa. È stato CIO (Chief Information Officer, IT Operations Manager) per quasi 10 anni presso uno dei maggiori fornitori di servizi tecnologici specializzato in soluzioni per il mercato globale dei giochi. La sua esperienza più rilevante è nell’IT Service Management e nell’IT Governance, in cui è anche certificato da ITILv3 Foundation e Green Belt Six Sigma

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