Food and Beverage Made in Italy. I nuovi trend nell’era post Covid – 19. L’82% degli italiani sceglie il Made in Italy

Il 63% degli italiani predilige ora una dieta sana, con un incremento di oltre il 30% rispetto alla media mondiale; Oltre il 20% acquista più frequentemente prodotti food locali ed artigianali rispetto a prima del lockdown per sostenere l’economia dei territori; Un prodotto su quattro acquistato in supermercati riporta sull’etichetta un riferimento alla sua origine nazionale, con un giro d’affari complessivo di oltre i 7,1 miliardi di euro.

Roma, 16 giugno 2021, il Research Center di Rome Business School ha pubblicato un’analisi sulle nuove tendenze del food and beverage in Italia a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, mettendo in evidenza la forte crescita verso un’alimentazione sana: 62 italiani su 100 hanno cambiato le loro abitudini di consumo in tal senso. Lo studio è a cura dal Prof. Valerio Mancini, (Direttore del Rome Business School Research Center) con la collaborazione di Anthony Conrad, studente del Master Specialized online in Agribusiness.


Le nuove abitudini alimentari a seguito del Covid-19

La ricerca indica che l’emergenza epidemiologica ha cambiato in modo sostanziale i consumi alimentari degli italiani, che hanno riscoperto la cucina casalinga e la dieta mediterranea. Oggi il 20% degli italiani compra healthy foods and beverages più spesso rispetto a prima del lockdown; il 63% dichiara che il mantenimento di uno stile di vita sano è diventato più importante e il 38% mangia frutta e verdura fresche con maggiore frequenza rispetto a prima del lockdown. Nel paniere della spesa “sana” in Italia (in aumento di oltre il 30% rispetto alla media mondiale) l’innovazione è stata particolarmente sostenuta per i prodotti presentati come naturali (16,3% delle innovazioni contro il 15,0% mondiale), medicali (14,4% versus 8,7%) e vegetali (12,0% contro l’8,0% globale).

Il 28% degli italiani compra poi più frequentemente prodotti food locali ed artigianali rispetto a prima del lockdown, mentre il 25% dei consumatori premium si dichiara disponibile a pagare di più per prodotti autentici. Il 43% degli italiani, rivela l’analisi, cucina a casa con maggiore frequenza rispetto a prima del lockdown. Il che apre nuove opportunità per i brand di ripensare alle esperienze food out-of-home tra le mura domestiche.

La crescita del Made in Italy alimentare

Secondo lo Studio, il vero elemento che ha fatto la differenza nelle abitudini alimentari degli italiani è stata la ricerca da parte dei consumatori del prodotto 100% italiano: l’82% degli italiani con la crisi generata dalla pandemia vogliono portare in tavola prodotti Made in Italy per sostenere l’economia e il lavoro del territorio.
L’italianità è entrata ormai stabilmente nel carrello della spesa dei consumatori italiani: un prodotto su quattro acquistato in supermercati riporta sull’etichetta un riferimento alla sua origine nazionale, con un giro d’affari complessivo che è arrivato a superare i 7,1 miliardi di euro” spiega il prof. Valerio Mancini ed “In termini di quote, l’origine italiana dei prodotti accomuna il 25,2% della merce a scaffale, incidendo per il 24,4% sul fatturato del largo consumo”.

In particolare, a generare ricchezza sul territorio nazionale sono le filiere dei prodotti DOP IGP dei comparti agroalimentare e vitivinicolo con 16,9 miliardi di euro di valore alla produzione distribuiti fra piccole realtà produttive e grandi distretti. Rispetto a questo, sulla base dei dati raccolti, si assiste

ad un trend positivo per ben 17 regioni su 20 in Italia. Le crescite più importanti sono in Lombardia, con un incremento superiore ai 200 milioni di euro in un solo anno, e in Emilia-Romagna, con più di 100 milioni di crescita. Bene anche Piemonte e Campania, con un incremento annuale rispettivamente di 90 e 82 milioni di euro. In termini relativi, si contano complessivamente 7 regioni con tassi di crescita percentuale a doppia cifra dell’impatto economico delle filiere DOP IGP in un solo anno, con segnali positivi dalle regioni del Sud Italia.

Nel settore vitivinicolo DOP IGP, il Veneto si conferma leader indiscusso con 53 vini certificati che generano complessivamente un valore alla produzione di 3,5 miliardi di euro (valore ex fabrica vino imbottigliato) per un contributo del 38% al valore complessivo del comparto. Toscana e Piemonte sono le altre due regioni italiane che contano più di 50 produzioni certificate, in grado di generare un fatturato alla produzione vicino al miliardo di euro. Delle prime cinque regioni per valore, tre sono del Nord-Est: oltre al Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige in quarta e quinta posizione. Segue la Sicilia, prima regione del Sud-Italia per valore economico del vino DOP IGP.

Si conferma, quindi, un’evoluzione che va oltre le grandi filiere, grazie all’affermazione di poli di economia agroalimentare in numerose zone d’Italia, con sistemi territoriali di qualità diffusa intorno alle produzioni DOP IGP.

L’emergenza da COVID-19sostiene Manciniha evidenziato ancora una volta l’importanza strategica del settore alimentare e delle relative catene di approvvigionamento; in tale ambito si inserisce il tema dell’origine del prodotto alimentare e della materia prima utilizzata nel processo di lavorazione, a cui il consumatore globale presta particolare attenzione” inoltre “Proprio in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo, gli operatori  sono chiamati ad applicare correttamente le norme che prevedono una corretta etichettatura di origine, evitando così di incorrere in sanzioni e relativa perdita di quote di mercato”.

Infine, rispetto alle tendenze future, influenzate fortemente dagli effetti del Covid, l’analisi sottolinea che il forte invecchiamento della popolazione italiana e la quota crescente di persone sovrappeso (in Italia si vive in media 2,7 anni in meno a causa del sovrappeso e la spesa pro-capite per far fronte all’obesità è di 289 euro di tasse supplementari all’anno) determineranno un condizionamento delle diete legate alle esigenze di salute proprie della popolazione più anziana e l’attitudine verso cibi più sicuri e più salubri.

Questo implica la centralità delle scoperte scientifiche fatte (o potenziali) in tale direzione, come ad esempio quelle per produrre prodotti su misura (novel food), prodotti leggeri (light) e con funzioni terapeutiche” spiega Mancini.

Il consumo di quei prodotti che contribuiscono ad una corretta alimentazione ed hanno un impatto minore sull’ecosistema rappresentano, secondo lo Studio, un ottimo investimento: in media, per ogni euro investito, è previsto un ritorno economico fino a 6 euro.