DIVERSITY & INCLUSION

GUEST LECTURE

La moda dalla sua etimologia “modus, modi” si occupa da sempre di codificare non solo i trends vestimentari ma anche di dare voce, attraverso l’abito, agli accadimenti e alle urgenze nel sociale e nell’attualita’, partendo da una ricerca culturale costante e trasformando le collezioni in soggetti attraverso cui dar voce ad un linguaggio slegato da stereotipi di genere. La Diversity and Inclusion, ormai facente parte delle principali ricerche di moda dei brands più importanti, è l’urgenza da agire proprio come messaggio di Moda. Per questo motivo il Master in Fashion and Design Management, diretto da Michela Bonafoni che da sempre è impegnata a coniugare ricerca di moda con tali tematiche, ha deciso di creare il primo incontro accademico dove il dialogo parte da un’analisi di Moda per confluire nell’impegno al contrasto alla violenza di genere e alla creazione di un corretto linguaggio all’interno delle nostre dinamiche sociali, coinvolgendo tra le personalità e le Associazioni più impegnate nel settore: Cristina Obber (giornalista e scrittrice), Simona Lanzoni (Vicepresident Head of Projects and Advocacy – Fondazione Pangea onlus), Oria Gargano (Presidente Cooperativa Befree). 

Passi avanti per avere sempre più consapevolezza attraverso l’educazione culturale. Data la sempre maggiore globalizzazione ed interconnessione del mondo anche ma soprattutto all’interno delle aziende del fashion è emersa la necessità di riflettere la varietà di background sociali e culturali e creare una sempre maggiore consapevolezza nei brand a sensibilizzare i consumatori a concetti di etnia, genere, orientamento sessuale e religioso, età, abilità mentali e fisiche, nonché condizioni socio-economiche. Valori questi imprescindibili e fondamentali per il mercato della moda dei prossimi 20 anni.

Tra i cambiamenti fondamentali della moda ci saranno quello di considerare la diversità come un asset aziendale; l’essere capaci di trarre ispirazione da culture ed esperienze differenti; il promuovere un’evoluzione culturale degli standard di bellezza e delle norme giuridiche condivise tra brand; la consapevolezza che l’industria della moda ha il potere di influenzare e cambiare la società; la necessità di integrare concretamente,concetti di diversità ed inclusione nella struttura complessiva del business tenendo conto di fattori come la povertà e la ridotta possibilità economica.

Una strada che va dunque verso la concretizzazione di un nuovo modello di “tendenza” non più così irraggiungibile e caratterizzato da canoni di bellezza e cultura troppo lontani dalla media quotidianità, ma un concetto di moda legato alla spontaneità della vita fatta di diversità estetiche e di pensiero, provenienti da fattori culturali, economici o semplicemente sentimentali eterogenei.

La moda mette al centro la persona e riparte da qui.