Digitalizzazione e imprese. Il panorama italiano tra nuovi trend e sostenibilità

In un mondo caratterizzato da un dinamismo verso quella che viene considerata come la quarta rivoluzione industriale, la digitalizzazione, o meglio la maturità digitale nelle imprese, rappresenta la leva essenziale per mantenere ed accrescere la competitività nei mercati nazionali e internazionali. 

In questo scenario si è prefigurata per le aziende una nuova sfida che ha coinvolto tutte le parti dell’organizzazione e ha costretto a rivedere i classici concetti di spazio e di tempo del lavoro, a ripensare i concetti di flessibilità e produttività e soprattutto i modelli di business e di leadership.  

Ne è scaturito un nuovo modo di fare impresa che punta ad un modello che superi quello “tradizionale”: un cambiamento di tipo culturale al cui centro vengono posti tutti i processi innovativi che interessano innanzitutto il capitale intellettuale che necessita delle giuste competenze e sul quale è necessario investire sempre maggiori risorse.

Abbiamo incontrato la professoressa Sara Caprasecca Program Director dello Specialized Master in Sport and Lifestyle Management presso la Rome Business School per confrontarci ed approfondire le tematiche relative alla trasformazione digitale delle imprese in un momento storico di radicale cambiamento dovuto anche alla crisi pandemica da Covid 19 e alla guerra in Ukraina.

Le aziende si stanno adattando alla rivoluzione digitale lavorando su alcuni pilastri principali, che non sono solo legati esclusivamente alla tecnologia, come si potrebbe o vorrebbe pensare. Ritengo che il più grande equivoco del nostro tempo sia che la digitalizzazione si incentri esclusivamente sulla tecnologia, sui dispositivi e sull’iperconnettività. 

Io credo che il modo migliore in cui le aziende si adattano a questi nuovi processi si basi sul modo in cui si lavora sui team, anche da remoto, sulle persone e come si insegni alle nuove generazioni l’innovativo concetto di leadership condivisa.

Quindi a mio avviso  la migliore pratica che abbiamo adottato negli ultimi 24 mesi, spinti anche dalla pandemia da Covid 19, sia stata quella di adattarci rapidamente, come una naturale evoluzione aziendale, e di fare meglio con le risorse umane e con il supporto tecnologico avuto a  disposizione.”

Il Manifesto Agile

Il “Manifesto Agile” è un documento redatto nel 2001 da 17 ingegneri specializzati nella creazione di software con l’intento di definire valori e principi chiave dello “sviluppo agile”: una sintesi ragionata nata dall’analisi delle diverse metodologie di sviluppo esistenti.

Il manifesto si basa su 4 valori e 12 principi che a venti anni di distanza continuano ad influenzare il modo di realizzare software. Il metodo agile si contrappone a quello a “cascata”, termine utilizzato per definire il processo del modello di lavoro che richiede, per il suo sviluppo, che tutti i requisiti decisi in anticipo siano completati e definiti, senza nessun margine di modifica.

Il miglioramento chiave della metodologia agile prevede al contrario un approccio in grado di  supportare i cambiamenti nei requisiti aziendali con una serie di valori in grado di guidare il modo di procedere. 

 “Io credo che la digitalizzazione sia spinta da alcuni pilastri principali contenuti nel Manifesto Agile, che sostanzialmente afferma che le interazioni tra gli individui dovrebbero avere la priorità rispetto ai processi e agli strumenti che si utilizzano per i modelli di business.  

Le aspettative del cliente, e la sua collaborazione, dovrebbero avere la preminenza, ad esempio, rispetto a una documentazione o alla negoziazione del contratto, cosa che non avviene nella maggior parte delle aziende. Infatti, quello che accade il più delle volte è che si crea una sorta di confusione tra il valore dell’azienda e le aspettative del cliente.  E così, sfortunatamente, l’unico modo per andare più veloce, dato che la tecnologia è superveloce, è correre dietro alle aspettative dei clienti.”

Come il digitale stimola la crescita

L’accelerazione dell’adozione del digitale facilita l’espansione delle imprese nei mercati, consentendo di raggiungere grandi volumi con investimenti più contenuti. 

La trasformazione digitale, intesa come l’integrazione della tecnologia in tutte le aree del business, per una azienda significa rendere più efficienti i processi di vendita, aumentare la produttività, ma soprattutto modificare le strategie di crescita anche in relazioni ai clienti, che sono tra i principali attori del mercato, che risultano essere sempre più informati, esigenti e conoscitori dei servizi della knowledge economy.  

“La digitalizzazione ci permette di avere software a bassissimo impatto: quindi abbiamo modi molto economici, ad esempio, di creare campagne di marketing automatizzate anche attraverso l’invio di e-mail. È possibile aprire account sui social media e creare contenuti innovativi e interattivi. Quindi possiamo pianificare fin dall’inizio qualcosa che possa far sentire il cliente compreso e coinvolto e personalizzare l’esperienza diversificandola.  

Un nuovo concetto di marketing ben diverso da quello degli ultimi 30 anni: una strategia dirompente basata sulla presenza, sull’aggiornamento costante delle tendenze. Quindi penso che forse la parola chiave possa essere “previsione” e che l’automazione sia un buon strumento di supporto all’empatia umana per comprendere quando i clienti aumentano il loro interesse e quando invece lo diminuiscono.”

Il panorama italiano 

Il processo di digitalizzazione nel nostro Paese – come da più parti sottolineato – sconta una situazione di ritardo rispetto ai principali Paesi europei dovuta, secondo i business leader italiani, alla mancanza di competenze specifiche, ai limiti delle tecnologie IT legacy, all’eccesso di burocrazia e alle leadership gerarchiche tradizionali.

Negli ultimi anni però l’Italia ha registrato progressi significativi nella trasformazione dei propri modelli di business che si sono sostanziati in una crescita e in una agilità organizzativa che hanno reso la digital transformation parte integrante dei processi operativi.

“Sotto il  punto di vista della digitalizzazione abbiamo alcune notizie buone e altre cattive: l’Italia sta aumentando il suo mercato legato all’intelligenza artificiale. Abbiamo avuto un incremento del 27% nel 2021, che è sostanzialmente di circa 380 milioni in Europa, un valore doppio rispetto al 2019. Un’altra buona notizia è che il 53% delle piccole e medie imprese – che rappresentano oltre il 99% del tessuto economico industriale – sta investendo in progetti legati all’intelligenza artificiale, soprattutto per i settori della produzione, dei servizi bancari e finanziari e per il settore assicurativo.

La cattiva notizia è che nello scenario dell’Unione Europa occupiamo la 17a posizione se consideriamo il livello di digitalizzazione dell’economia e della società nel suo complesso. Inoltre quasi il 60% delle famiglie italiane non sa ancora usare bene il web e c’è addirittura un 10% della popolazione che non ha una buona connessione a internet.

Facciamo ancora fatica a capire la differenza tra una fake news ed una notizia vera: quindi si può dire che anche se stiamo crescendo abbiamo ancora molto lavoro da fare e sotto questo punto di vista il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza potrà rappresentare un driver fondamentale, essendo proprio la digitalizzazione e l’innovazione tra i suoi obiettivi.”

Nuovi trend

In questo periodo di forte innovazione tecnologica è importante sottolineare come il ROI, l’acronimo in inglese di Return on Investment, rimane per ogni azienda un indicatore importantissimo e come l’obsolescenza digitale possa influenzarlo, perché la digitalizzazione è ormai diventato un imperativo e non più una scelta.

I nuovi strumenti a disposizione, la capacità di riqualificare il personale, l’investimento in capitale intellettuale, la leadership orizzontale, la crescente popolarità di machine learning, il quantum computing e la sicurezza informatica rappresentano oggi i trend per la forza lavoro del futuro anche nel panorama delle aziende italiane.

“Oggi si assiste all’interno delle aziende  allo sviluppo di nuove tendenze da un punto di vista operativo e di interazione. 

Molto importanti sono certamente i progressi conseguiti sotto il versante di una migliore  e più trasparente comunicazione all’interno dei team, con una dinamica incentrata sull’autonomia, anche grazie allo smart working.

C’è una maggiore fiducia nelle macchine e nei lavoratori e un allineamento delle azioni grazie a feedback più frequenti. La diretta conseguenza di questa nuova cultura aziendale è un deciso attaccamento dei dipendenti ai valori dell’azienda, per cui sono disposti a impegnarsi con maggiore entusiasmo per raggiungere gli obiettivi. Le nuove tendenze si basano, inoltre, su progetti di automazione,intelligenza artificiale. In questo scenario l’Italia sta cercando di implementare i servizi contactless e l’autenticazione a due fattori per assicurare una risposta più rapida alle aspettative dei clienti. Le aziende, inoltre, migliorano la protezione dei dati e il blocco delle funzionalità per proteggersi dalle minacce provenienti dall’esterno.

Digitale e sostenibilità

La tecnologia digitale si sta rivelando sempre più uno strumento per giungere alla sostenibilità, aspetto fondamentale da cui non prescindono i modelli di business contemporaneo

Una vera sfida che rappresenta anche un’occasione da non perdere per creare un mercato del lavoro più resiliente e responsabile di fronte alle future crisi. Inoltre, l’attenzione, anche a livello politico-internazionale, è rivolta ai temi etici correlati all’innovazione tecnologica

Oggi molte aziende sono accusate di greenwashing – pratica sanzionata in Italia dallo Iap e dall’antitrust – ovvero di usare la sostenibilità come una scusa per fare marketing.

Quindi, a mio avviso, se vogliamo che la sostenibilità vada di pari passo con la digitalizzazione dei nostri progetti e dei nostri obiettivi, dobbiamo assicurare che non sia solo una strategia di facciata, un finto impegno nei confronti dell’ambiente per valorizzare la reputation aziendale.   

L’ambiente ci chiede di consumare meno e soprattutto di non sprecare risorse e questo può avvenire in molti modi, dal riciclo dell’elettricità alla scelta di utilizzare un server cloud al posto del vecchio data center. Inoltre ritengo che sia importante affrontare anche il tema della sostenibilità  da un punto di vista sociale superando le diversità e il gender gap,  promuovendo  l’inclusività e l’integrazione multietnica e culturale.” 

SARA CAPRASECCA

Laureata in Scienze Umanistiche e Comunicazione Massmediale, specializzata in Comunicazione e Strategie Digitali, ha conseguito un Master in Digital Transformation per le PMI presso Talent Garden Milano nel 2017 e un Master in Blockchain Management presso Blockchain Management School a Roma. Attualmente studia Scienze Cognitive del Linguaggio e dell’Azione con un focus sull’etica dei dati. Docente di Digital Marketing dal 2017, è direttrice del master Sports & Lifestyle Management presso la Rome Business School e collabora come Digital Consultant per agenzie web. Lavora inoltre per Talent Garden Milano come Community manager. 

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