Come coniugare sviluppo sostenibile e crescita. Il ruolo delle ONG e delle donne

In un’epoca di cambiamenti tanto rapidi e profondi come la nostra, la tematica dello sviluppo  sostenibile registra, soprattutto negli ultimi anni, una  crescente attenzione. 

Una presa di coscienza dell’impatto dell’uomo sul mondo delle diseguaglianze sociali, declinata con  nuovi strumenti che permettono di ripensare la dimensione economica nell’ottica di un futuro più equo e  capace di coniugare la crescita economica con il benessere. 

Infatti, seguendo gli insegnamenti del premio Nobel  per l’economia nel 1998 Amartya Sen sarà necessario nell’immediato futuro dare sempre maggiore spazio alle questioni etiche nello studio della scienza economica per trattare, attraverso un approccio multidimensionale, l’insieme dei problemi del nostro tempo riguardanti proprio la sostenibilità dei processi economici, la distribuzione, la povertà e la globalizzazione.  

Questo nuovo approccio determinerà un cambiamento nello scenario competitivo delle organizzazioni e costituiràun’importante chiave nell’innovazione dei modelli di business

La World Commission on Environment and Development

Il termine sviluppo sostenibile è stato coniato per la prima volta nel 1972 per la prima conferenza dell’ONU sull’ambiente e corretto nel 1987 con il rapporto Brundtland, rilasciato dalla WCED, la World Commission on Environment and Development, che lo definiva come “uno sviluppo capace di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. 

Un concetto molto ampio che comprende, dunque, la difesa dell’ambiente ma anche la creazione di un’economia più attenta al pianeta nel suo complesso con uno sguardo alla società, alle istituzioni e ai popoli. 

Abbiamo voluto affrontare questa interessante quanto attuale tematica con il Professore Daniele Fattibene Docente  dello Specialized Master in Agribusiness Management della Rome Business School che ha affermato: 

“Il COVID 19 ha messo in discussione le modalità e gli strumenti con cui stimolare la crescita e ha reso più complicata la transizione verso la sostenibilità per tutti gli shock che la comunità globale sta affrontando, compresa la guerra in Ucraina.

L’obiettivo oggi è creare le condizioni per una transizione sostenibile, processo che non sarà facile e che porterà vincitori e vinti.

L’azione dovrà essere duale: da una parte sarà necessario programmare interventi al fine di accompagnare coloro che hanno subito le maggiori conseguenze economiche e sociale, a causa della pandemia, dall’altra gettare i semi per un nuovo cambiamento e aiutare i futuri leader ad esserne i protagonisti. Nonostante gli ultimi due anni così difficili si continua a investire in ottica di sostenibilità e questo è un segnale molto positivo. In tale processo l’Italia giocherà un ruolo decisivo.”

I 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile

Lo sviluppo sostenibile passa attraverso 17 punti fondamentali, inseriti nell’Agenda 2030, il documento firmato nel settembre 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU

I 17 SDGs (Sustainable Development Goalsrappresentano un ambizioso progetto per migliorare il mondo che si prefigge di: sconfiggere la povertà estrema,  combattere la fame nel mondo, assicurare a tutti salute e benessere, promuovere un’istruzione di qualità, raggiungere la parità di genere, assicurare l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico sanitari, assicurare l’accesso all’energia pulita, incentivare la crescita economica e garantire un lavoro dignitoso, costruire infrastrutture di qualità, ridurre le disuguaglianze tra le nazioni, rendere città e comunità sostenibili, promuove modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta contro il cambiamento climatico, conservare e utilizzare consapevolmente oceani, mari e risorse marine, favorire un uso sostenibile e consapevole delle risorse terrestri, rendere la Terra un luogo sicuro riducendo ogni forma di violenza, rafforzare il partenariato mondiale per uno sviluppo sostenibile. 

Paesi in via di sviluppo e sottosviluppati

Dopo secoli di ricerca del profitto a ogni costo, finalmente il mondo si è reso conto di avere precise responsabilità nei confronti dei Paesi in via di Sviluppo e dei Paesi Sottosviluppati. 

In altre parole il cambiamento a cui stiamo assistendo è volto al superamento dei paradigmi  economici basati unicamente sulla ricerca della redditività: oggi  al contrario  si mira alla costruzione di  una società globalizzata inclusiva e coesa con uno sguardo alla solidarietà, intesa nel suo significato etimologico di “mutua assistenza”. 

In questo scenario si può senza dubbio parlare di positive economy, quella branca dell’economia che affronta le sfide della società e delle generazioni future cercando di proteggere l’ambiente e gli individui.

 

“I Paesi a basso e medio reddito  devono innanzitutto superare le disuguaglianze acuite dal COVID 19, a partire, naturalmente, dall’accesso ai vaccini, alle medicine, ai test e a tutti gli strumenti per superare la pandemia. In secondo luogo, devono affrontare la crisi del debito, interno ed esterno, che a causa dell’emergenza sanitaria è aumentato drammaticamente e trovare un meccanismo di protezione sociale per finanziare lo sviluppo economico e ridurre le disuguaglianze nei loro territori. Inoltre dovranno essere accompagnati verso una transizione capace di colmare il divario e le disuguaglianze con i paesi sviluppati. Per esempio, se pensiamo al cambiamento climatico, non sarà facile convincerli ad indirizzarsi verso un mondo a zero emissioni di carbonio. Purtroppo, i paesi più poveri sono anche i più esposti ai problemi legati all’insostenibilità. Sappiamo, inoltre che l’invecchiamento della popolazione e i problemi demografici saranno fondamentali nei prossimi due decenni. Sono convinto che un ruolo importantissimo sotto questo aspetto sarà giocato dalle nuove generazioni, donne e uomini d’affari che saranno i futuri leaders.”

La situazione in Italia

IPNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che illustra le proposte di allocazione delle risorse italiane del Next Generation EU, approvato il 22 giugno 2021 dalla Commissione Europea e il 13 luglio dall’ Ecofin, il Consiglio Economia e Finanza, rappresenta un’opportunità senza precedenti per riscrivere il futuro del Paese anche in chiave di sostenibilità, attraverso un percorso di transizione ecologica e ambientale. 

“L’Italia come altri paesi europei, con capacità finanziarie per superare lo shock economico conseguente la pandemia, ha potuto beneficiare di piani ambiziosi contrariamente ai paesi in via di sviluppo che hanno dovuto contare sulla cooperazione internazionale, sulle donazioni ecc. Il PNRR è lo strumento estremamente importante del Governo nazionale, dei Governo regionali e delle amministrazioni locali  per dare impulso al processo di transizione e per assicurarsi che le condizioni che si creeranno per i prossimi due decenni siano adatte ad abbracciare pienamente le ambizioni dell’European Green Deal e di tutti gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati. È un appuntamento che l’Italia non può mancare per superare e ridurre le disuguaglianze, per diminuire la disoccupazione, sostenere le piccole e medie imprese verso la transizione ecologica e soprattutto investire nell’istruzione.

Il ruolo delle ONG

Nel mondo globalizzato le ONG, le Organizzazioni Non Governative, svolgono un ruolo sempre più importante perché accompagnano i paesi nei processi di sostenibilità e controllano che i piani, gli obiettivi e i programmi sia attuati ed efficaci. Infatti, in un contesto in cui si assiste alla diminuzione dell’assistenza ufficiale allo sviluppo e alla cooperazione, i governi hanno bisogno di assicurarsi che i livelli di sostegno e di aiuti si mantengano costanti, soprattutto dopo la crisi da Covid che ha colpito duramente i paesi più vulnerabili.

 “Donne, anziani, giovani generazioni, sfollati, migranti. Dobbiamo assicurare che il livello degli aiuti sia il più alto possibile, perché dovremo affrontare nei prossimi mesi molti problemi, anche in termini di sicurezza alimentare. La guerra in Ucraina avrà sicuramente delle implicazioni sulle diverse Nazioni Africane che dipendono fortemente dalle importazioni di grano dalla Russia e dall’Ucraina.”

Best Practices 

Negli ultimi 20 anni si è registrato un considerevole incremento dell’interesse verso la tematica della sostenibilità ambientale nel campo della sicurezza alimentare.  La stessa Unione Europea ha lanciato una policy specifica, denominata FOOD 2030 che si basa sulle principali priorità di sicurezza alimentare e nutrizionale e rientra nell’ecosistema della bioeconomia che “riconcilia economia, ambiente e società”. 

Le nuove piattaforme tecnologiche permetteranno di accelerare la trasformazione dell’agrifood globale.

La corretta gestione di una supply chain, ad esempio, assicura che il cibo di qualità arrivi in sicurezza, aiuta inoltre a individuare le malattie di origine alimentare, la contaminazione e i potenziali focolai prima che raggiunga il consumatore. Inoltre la digitalizzazione rende le catene di approvvigionamento più efficaci anche in termini di gestione dei rifiuti o di uso dei fertilizzanti pesticidi.  

“Nella mia esperienza ho potuto constatare che ci sono molte città nel mondo che stanno implementando  politiche  efficaci gestione dello spreco alimentare e modelli di governance alimentare improntati alla sostenibilità. In questo modo si creano le condizioni per nuovi settori come l’agricoltura verticale per portare soluzioni diversificate ai consumatori, che sono sensibili alla tracciabilità della catena di approvvigionamento alimentare che assicura una maggiore qualità dei prodotti. Questo comparto è molto attivo e dinamico e dimostra come sia possibile collegare trasparenza, redditività e soddisfazione proprio nei consumatori”.

Il ruolo delle donne

La sostenibilità non significa solo attenzione all’ambiente e alla transizione ecologica: è un concetto ben più ampio che riguarda, come detto, il rapporto tra economia e società. 

Non ci può essere una vera rivoluzione culturale senza l’ottenimento della parità di genere, che è  uno dei 17 obiettivi contenuti nel rapporto stilato dall’ONU per lo Sviluppo Sostenibile  e del Programma EU. Il percorso per il superamento del “glass ceiling” – espressione utilizzata per la prima volta, dal Wall Street Journal, nel 1984, in un celebre articolo dal titolo “The Glass Ceiling: Why Women Can’t Seem to Break The Invisible Barrier That Blocks Them From the Top Jobs“- è però ancora lungo. 

Le donne sono sicuramente i driver per il cambiamento in diversi settori della società.  Se guardiamo per esempio all’agricoltura nei paesi a basso e medio reddito, esse rappresentano la stragrande maggioranza della forza lavoro, ma non hanno le stesse possibilità degli uomini. Hanno un accesso molto limitato ai mercati dei capitali e a quelli alimentari, e un ridotto accesso alla proprietà della terra. Quindi i governi e le ONG  devono sostenerle perché le donne possano diventare i veri motori del cambiamento, perché portano nuove soluzioni e nuovi approcci alle comunità.” 

DANIELE FATTIBENE

Daniele Fattibene è coordinatore dell’European Think Tanks Group (ETTG), un network che riunisce i principali think tank europei che si occupano delle politiche europee di cooperazione allo sviluppo. Daniele ha lavorato  per  anni come ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma e ha collaborato con numerose ong, think tank e università, quali Save the Children, Oxfam, il Barilla  Center for Food and Nutrition (BCFN) e la Rome Business School. Si è laureato in Relazioni internazionali prima presso l’Università “L’Orientale” di Napoli e poi presso l’Università di Bologna (campus di Forlì) e ha trascorso dei periodi di ricerca presso l’Università Statale di San Pietroburgo, il Polish Institute of International Affairs (PISM) e lo United Nations University-Institute on Comparative Regional Integration Studies (UNU-CRIS) di Bruges.

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