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Socializzarsi con, nei, social media

di Stefania Capogna

social mediaNella società della conoscenza (Castells, 2001), l’incremento delle performances degli individui, delle organizzazioni e dei territori, non dipende più dalla disponibilità di una specifica base di conoscenza, né dalle capacità di accesso all’informazione in quanto tale, bensì dalla reale capacità di creazione, gestione e sviluppo della conoscenza, soprattutto quella tacita (Nonaka e Takeuchi, 1997). Il dibattito sull’apprendimento continuo è ormai penetrato in ogni alveo della società. Una formazione rispondente alla conformazione odierna della società moderna e globale, si imbatte inevitabilmente in una serie di questioni come quella del suo rapporto con il World Wide Web, che rappresenta un ambito forse attualmente poco indagato.

Lo sviluppo di Internet e la sua penetrazione diffusa, ha cambiato profondamente ogni dimensione della nostra vita pubblica e privata, dal lavoro (Accornero, 1997; Cocozza, 2006), alle relazioni affettive (Sennet, 2001); dalla comunicazione (Boccia Artieri, 1998; Morcellini, 2003), alla nostra percezione del tempo e dello spazio. Tutto è cambiato, direbbe Drucker (1978), meno che il modo di concepire e realizzare la scuola. Nonostante i rilevanti cambiamenti degli ultimi anni abbiano introdotto un segno di discontinuità nei sistemi educativi (L. 59/97; L. 275/99; L. 341/90; L. 53/2003; Riforma universitaria), avviando, da una parte, un faticoso processo di autonomizzazione di tali sistemi, dall’altra, un ripensamento dell’architettura formativa complessiva, la scuola e l’Università hanno continuato ad ignorare in larga parte Internet. È vero che la L. 53/03 ha dato molta enfasi all’introduzione dell’insegnamento del computer nella scuola ma il sistema educativo non è chiamato, o non solo, a realizzare un’alfabetizzazione informatica, bensì a socializzare i giovani alla penetrante diffusione delle potenti tecnologie comunicative e non.

Il nuovo attore sociale, su cui si gioca il mutamento del XXI secolo, è rappresentato da Levy (2005) con la metafora del cyborg, colui che si muove con disinvoltura nella nuova dimensione spazio-temporale determinata dall’avvento di Internet, in quella dimensione dove il tempo è senza tempo (Castells, 2001; 2004; 2006; 2009). Il web diventa per questo soggetto un nuovo spazio di vita e di socializzazione dove tutto è compresente e le opportunità di sviluppo personale elevano all’ennesima potenza i meccanismi di accesso e di selezione incardinati nella struttura sociale, creando così nuove disuguaglianze.

È sotto gli occhi di tutti che l’avvento della rete, accompagnato dallo sviluppo delle moderne tecnologie della comunicazione, e dal processo di ibridazione tecnologica (Marinelli, 2004) che ne è derivato, ha determinato un cambiamento radicale dei processi sociali e dei sistemi di relazione. Sono cambiati i processi economici, politici e produttivi, tanto da condurre alla ridefinizione degli assetti di geopolitica internazionale. È profondamente mutato il modo di produrre la conoscenza (Foray, 2009; Rullani, 2009); l’organizzazione del lavoro (Bonazzi 2002, Butera, 2000, 2009) e il lavoro stesso (Accornero, 1997; Rifkin, 1997, 2000; Cocozza, 2006); si sono significativamente modificati i sistemi di welfare (Paci, 2005) e gli stessi meccanismi di socializzazione che si sono costituiti come vettori e collante della modernità. Ma il sistema educativo e il suo modello pedagogico, informato alla linearità, alla trasmissione e alla rigida specializzazione, è rimasto sostanzialmente invariato.

Nell’ottica di contribuire all’avvio di una riflessione su questi temi, il lavoro si sofferma sulla dimensione comunicativa, in particolare quella educativa, che si caratterizza come fondamentale medium di trasmissione e socializzazione attraverso cui il soggetto diviene parte di una più ampia comunità.

La ricerca realizzata nel libro Socializzarsi con, nei, social media (2011) si apre con una accurata e sapiente introduzione di Roberto Cipriani che ripercorre, attraverso una prospettiva sociologica, gli studi e le riflessioni sui concetti di  “relazione” e di “network”, per poi focalizzarsi sul ruolo che l’istituzione educativa può e deve svolgere nella nuova società della rete, a partire dall’esame delle conseguenze sociali derivanti dalla sua espansione nel più ampio sistema di relazioni.

La riflessione che orienta il lavoro può essere sintetizzata nel seguente assunto:

a)      i sistemi educativi, a tutti i livelli, non possono più ignorare questa realtà;

b)      ne deriva la necessità di doversi misurare con un impianto, un linguaggio e un modello pedagogico completamente nuovi;

c)      questo rinnovamento nella pratica e nel pensiero educativo è prioritario e fondamentale, al fine di ridurre la distanza comunicativa e valoriale che segna un solco tra net generation e mondo adulto (Morcellini, 2002); tra sistema educativo e società; tra immigrati digitali e nativi digitali.

Con l’avvento della rete, anche il modo di produrre e gestire la conoscenza è profondamente mutato, grazie a uno straordinario sviluppo tecnologico che immette sul mercato strumenti sempre più versatili e capaci di accedere e gestire quantità crescenti e diversificate di informazioni, attraverso una varietà di codici comunicativi (audio, video, scrittura ecc.).

La diffusione dei sistemi di condivisione e comunicazione resi possibili dalla rete si presentano come tecnologie ad alta densità socio-relazionale che richiedono al soggetto sia competenze di accesso e di gestione, sia competenze trasversali più elevate e complesse del passato, giustificando l’importanza dell’interesse sociologico su questo versante.

Per tali motivi, questo lavoro di ricerca tenta di ricostruire i nuovi spazi di socializzazione per comprendere il modo in cui:

  • si sviluppano nuove forme di socialità;
  • possono interagire nei nuovi spazi tecno-sociali differenti tipi di comunità;
  • prende forma il processo di incorporazione delle nuove tecnologie nell’insegnamento e nelle pratiche sociali in campo educativo.

Il lavoro si pone due distinti obiettivi tra loro complementari: a) rintracciare le diverse tipologie di comunità che la rete, attraverso i differenti ambienti tecno-sociali, rende possibile; b) ricostruire il processo di socializzazione soggettiva alla rete.

Dato il carattere polisemico e multidimensionale dell’oggetto di studio, il lavoro attinge a campi disciplinari differenti spaziando dalla sociologia generale e dell’educazione, alla pedagogia e alle scienze della comunicazione, nel tentativo di mettere in luce gli esiti di questo processo di socializzazione al web sui singoli individui e sui relativi processi sociali e comunicativi.

La ricerca prende le mosse dall’idea che nessun educatore può oggi ignorare le sfide poste dalle nuove tecnologie della comunicazione ai processi di apprendimento. Per questa ragione il lavoro di analisi, scevro da pregiudizi ideologici nei confronti delle nuove tecnologie, cerca di ricostruire “dal di dentro” i processi di cambiamento in atto e le possibili applicazioni dei social network alla didattica, attraverso l’osservazione in pratica delle dinamiche relazionali, comunicative, cognitive e didattiche maturate all’interno di ambienti tecno-sociali progettati ed utilizzati a scopo didattico.

Il lavoro si compone di una parte di ricerca teorica che mira a focalizzare le più rilevanti dimensioni di analisi relative all’oggetto di studio ed una parte di ricerca empirica, di natura esplorativa, finalizzata ad osservare le dinamiche del cambiamento sulle pratiche didattiche e le sue ricadute sul soggetto.

Il lavoro è indirizzato a tutti coloro che intendono comprendere il modo in cui si è trasformato il concetto e la pratica della comunicazione con lo sviluppo delle tecnologie mass-mediali, attraverso l’evoluzione di quella che viene oggi definita “network society” ma è rivolto anche formatori e insegnanti interessati sia a scoprire pratiche didattiche emergenti, sperimentate all’interno dei nuovi spazi tecno-sociali, sia la relazione tra capitale culturale, codici comunicativi e nuove tecnologie massmediali, che richiamano la drammatica questione del digital divide.

Bibliografia

Accornero A. (1997), Era il secolo del lavoro, Il Mulino, Bologna.

Boccia Artieri G. (1998), Lo sguardo virtuale. Itinerari socio-comunicativi nella deriva tecnologica, Franco Angeli, Milano.

Bonazzi G. (2002), Come studiare le organizzazioni, Il Mulino, Bologna.

Butera F., Donati F., Cesaria R. (2000), I lavoratori della conoscenza, Franco Angeli, Milano, (3° ed.).

Butera F. (2009), Il cambiamento organizzativo. Analisi e progettazione, Laterza, Bari.

Capogna S. (2011), Socializzari con, nei, Social Media. Processi sociali e comunicativi, Scripta Web, Napoli.

Castells M. (2001), Galassia Internet, Feltrinelli, Milano.

Castells M. (2004), The Network Society: A Cross-Cultural Perspective. Cheltenham, UK; Northampton, MA.

Castells M (2006), Mobile Communication and Society: A Global Perspective. Cambridge, MA, MIT Press.

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Cocozza A. (2006), Direzione risorse umane, Franco Angeli, Milano.

Druker P.F. (1978), Manuale di management. Compiti, responsabilità, metodi, Etas, Milano.

Foray D. (2009), L’economia della conoscenza, Il Mulino, Milano.

Levy P. (2005), “Uno spazio un linguaggio”, in Mediazioni, Costa & Nolan, Milano.

Marinelli A. (2004); Connessioni, Guerini Associati, Milano.

Morcellini M. (2002) [a cura di] Netsociology, Guerini e Associati, Milano.

Morcellini M. (2003), Lezioni di comunicazione, Esselibri, Napoli.

Nonaka I, Hirotaka T. (1997), The knowledge-creating company, (trad. It.) Guerini Associati, Milano.

Paci M. (2005), Nuovi lavori, nuovo welfare, Il Mulino, Bologna.

Rifkin J. (1997), La fine del lavoro, Baldini & Castoldi, Milano.

Rifkin J. (2000), La rivoluzione della New Economy, Mondadori, Milano.

Rullani, E. (2009), Economia della conoscenza, Carocci, Roma.

Sennet R. (2001), L’uomo flessibile, Feltrinelli, Milano