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Smart working e aziende 2.0

Smart working

Il nuovo millennio e l’esplosione del web 2.0 hanno portato in dote nuove sfide per le aziende: tra queste, anche quella di rendere più flessibile e “intelligente” il lavoro di dipendenti e manager, sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia.

Se un tempo la parola chiave era telelavoro, oggi si parla di un concetto più ampio e complesso, che va oltre il lavoro “a distanza”: stiamo parlando dello smart working.

Cos’è lo smart working e come funziona

Come già accennato, lo smart working è un concetto complesso perché, oltre al lavoro a distanza, in senso allargato può comprendere il co-working, cioè la condivisione di spazi di lavoro “aperti” con altri professionisti, il lavoro da mobile (pensiamo all’esplosione di smartphone e tablet) e la consulenza 2.0, via web.

Un dipendente o un consulente che lavora per un’azienda in modalità smart non ha bisogno di andare in ufficio tutti i giorni per svolgere il proprio compito, ma può tranquillamente interagire con il datore di lavoro o il cliente tramite una connessione internet, un pc, un tablet e uno dei numerosi programmi di videochiamata, messaggistica o per meeting online (per esempio Skype).

Lo smart working, dunque, è un modo di lavorare flessibile, slegato dalle vecchie logiche aziendali, dagli orari rigidi, dalla presenza obbligatoria in sede; è invece a un modo di intendere il lavoro che mette al centro i risultati. Inoltre, oggi è il lavoro stesso a richiedere flessibilità: avere competenze trasversali e capacità di problem solving possono fare la differenza.

Già affermato all’estero, lo smart working è in crescita anche in Italia: secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, ben il 48% delle grandi aziende italiane ha affermato di aver sperimentato questo nuovo approccio al lavoro .

Il disegno di legge sul “lavoro agile”

Lo scorso gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge su lavoratori autonomi e smart working (chiamato “lavoro agile” nel testo).

Il DDL definisce lo smart working “un modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”; inoltre, ne detta i limiti precisi, perché indica con “lavoro agile” l’attività che può essere svolta sia nell’azienda che fuori, ma rispettando gli orari di lavoro del contratto di riferimento. Il compenso dev’essere uguale a quello dei dipendenti che lavorano all’interno dell’azienda, così come gli incentivi fiscali. L’accordo di lavoro, inoltre, dev’essere messo per iscritto.

Com’è ovvio, il datore di lavoro non può trascurare né la sicurezza del lavoratore, che dev’essere assicurato contro gli infortuni e informato dei rischi connessi al lavoro da svolgere, né la sua privacy. D’altro canto, il dipendente è responsabile per gli strumenti di lavoro messi a sua disposizione dall’azienda.

I vantaggi dello smart working

Già nel 2014 l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano aveva calcolato che il “lavoro agile” avrebbe potuto incrementare la produttività delle aziende per una cifra di 27 miliardi di euro e ridurre i costi di 9 miliardi di euro.

Al di là dei dati economici e de

lle statistiche, lo smart working si traduce in una riduzione dello stress per i lavoratori (che non devono affrontare spostamenti e traffico per raggiungere l’azienda), riduzione dell’assenteismo, più produttività e flessibilità; per un’azienda, poi, significa poter aver collaboratori validi anche a distanza. Il web ha cancellato le barriere: ad esempio, un’azienda del nord Italia può trovare il professionista che cerca in Sicilia. Il lavoro agile amplia le prospettive, taglia i costi aziendali e riduce persino l’impatto ambientale.

Sono tante le aziende importanti che hanno scelto di adottare lo smart working: fra queste, colossi come Amazon, IBM e Dell. Anche in Italia, piano piano, questa nuova concezione del lavoro sta crescendo: è importante che sia PMI che grandi aziende capiscano i vantaggi legati allo smart working e lo adottino per tagliare i costi e aumentare la produttività.

 


 

By Rome Business School