L’ospitalità di fascia alta non si misura più soltanto attraverso standard, design e qualità del servizio. Nel mercato globale del luxury hospitality, il valore si costruisce sempre più sulla capacità di creare connessioni autentiche tra persone, luoghi e comunità. È questa la prospettiva emersa dall’intervento di Luca Coltellacci, Director of Talent & Culture di Rosewood Hotel Group, che ha presentato agli studenti il modello culturale e organizzativo del gruppo.
Rosewood interpreta l’ospitalità come esperienza profondamente relazionale: ogni struttura nasce dal dialogo con il territorio, dalla valorizzazione della cultura locale e dalla costruzione di soggiorni altamente personalizzati. Non un lusso standardizzato, ma una filosofia che punta a rendere ogni destinazione riconoscibile, unica e legata al senso del luogo.
La presentazione ha ricostruito l’architettura del gruppo, che oggi conta 54 proprietà operative in 25 Paesi e comprende brand con posizionamenti distinti. Rosewood Hotels & Resorts presidia il segmento ultra-luxury, con un modello basato su esperienze one-of-a-kind e relazioni personali. New World Hotels & Resorts si colloca nell’upper upscale, con oltre 50 hotel in 25 Paesi e un focus su gateway cities e destinazioni in Asia, pensate per viaggiatori business, leisure e “bleisure”. Asaya, invece, rappresenta la dimensione wellness del gruppo, con un approccio olistico che integra cura del corpo, equilibrio mentale e programmi personalizzati. Questo portafoglio mostra una strategia chiara: differenziare l’offerta senza perdere coerenza culturale, mantenendo al centro la stessa idea di ospitalità come relazione, autenticità e cura del dettaglio.
Uno dei concetti chiave illustrati da Coltellacci è stato quello di Relationship Hospitality, la filosofia che guida il modo in cui Rosewood costruisce l’esperienza dell’ospite e il rapporto con i propri team. Il gruppo punta a creare un futuro in cui persone e luoghi si arricchiscano reciprocamente, trasformando il soggiorno in un’esperienza capace di generare memoria, appartenenza e valore. Questa visione si traduce anche nell’employer branding. La proposta di valore per i collaboratori ruota attorno a quattro direttrici: Enrich and be enriched, Bring your true self, Curate the extraordinary e Leave your legacy. Non sono slogan isolati, ma pilastri di una cultura che incoraggia crescita personale, autenticità, cura dell’esperienza e impatto duraturo.
La dimensione HR è stata uno dei passaggi più rilevanti dell’incontro. Rosewood costruisce il proprio modello interno su valori come innovation, passion, collaboration, ownership e transparency, collegandoli a una cultura che invita le persone a portare il proprio contributo in modo autonomo, responsabile e creativo. Nel settore hospitality, dove la qualità dell’esperienza dipende in larga parte dalle persone, il tema del talento diventa strategico. La capacità di attrarre, formare e trattenere professionisti in grado di interpretare il lusso in modo umano e personalizzato è una leva decisiva, soprattutto in un mercato in cui gli ospiti cercano sempre più autenticità, unicità e relazione.
La presentazione ha approfondito anche il ruolo del design e del brand nella costruzione dell’identità Rosewood. Il gruppo lavora su concept capaci di valorizzare il carattere di ogni proprietà, con una particolare attenzione ai dettagli, al micro-design e alla creazione di touchpoint distintivi durante l’intero soggiorno. Nel quadro del Global Brand, è emerso come l’hospitality stia evolvendo verso esperienze sempre più curate, personalizzate e lifestyle-oriented. La personalizzazione non riguarda solo il servizio, ma il modo in cui ogni scelta crea valore per l’ospite. In questo senso, unicità e autenticità non sono più elementi accessori: sono aspettative consolidate del segmento luxury.
Accanto alla dimensione esperienziale, Rosewood ha presentato anche risultati concreti in ambito sostenibilità e impatto sociale. Il gruppo indica che il 100% degli hotel è in progressione verso obiettivi di sostenibilità, il 49% dei rifiuti viene deviato dalle discariche, il 90% delle strutture ha adottato carta sostenibile e il 94% ha eliminato le bottiglie di plastica rivolte agli ospiti. A questi dati si aggiungono il 73% degli hotel che utilizza prodotti sostenibili come caffè, tè, cacao e uova da allevamenti cage-free, oltre 57.600 ore di volontariato e più di 977.000 dollari donati alle comunità locali. Numeri che mostrano come il tema dell’impatto sia integrato nella gestione operativa e non solo nella comunicazione.
Un altro focus è stato dedicato a diversità, equità e inclusione. Rosewood presenta la DEI come una priorità non solo etica, ma anche organizzativa: team diversi performano meglio, attraggono talenti più qualificati e rispondono alle aspettative di comunità e futuri collaboratori. In questa direzione si inseriscono gli Employee Resource Groups, pensati come spazi di confronto e appartenenza. I temi individuati includono disabilità, empowerment femminile, cultura e heritage, supporto a genitori e caregiver, inclusione LGBTQ+. È un modello che punta a creare comunità interne più consapevoli, capaci di incidere sulla cultura aziendale e sul modo in cui il gruppo resta connesso alle questioni sociali contemporanee.
L’incontro ha offerto agli studenti una lettura concreta di come un gruppo internazionale dell’ospitalità costruisca valore attraverso brand, cultura, persone e sostenibilità. Per chi guarda al settore hospitality, il messaggio è chiaro: le competenze richieste non si limitano alla gestione operativa, ma includono sensibilità culturale, capacità relazionale, visione internazionale, attenzione al dettaglio e consapevolezza dell’impatto. Per Rome Business School, il confronto con realtà come Rosewood Hotel Group rafforza il legame tra formazione manageriale e mercato globale, offrendo agli studenti strumenti per comprendere dall’interno le trasformazioni di un settore in cui lusso, esperienza e responsabilità stanno diventando sempre più inseparabili.