Intelligenza Emotiva e Soft Skills nel modo del lavoro

Intelligenza Emotiva e Soft Skills nel modo del lavoro

La globalizzazione dei mercati ha cambiato radicalmente il volto del mondo del lavoro.  

Nelle società moderne, infatti, il lavoro ha assunto nuovi significati rispetto a quelli che aveva in passato. L’evoluzione sociale e aziendale degli ultimi decenni ha portato alla luce, con sempre maggiore intensità e frequenza, temi nuovi quali il team, le dimensioni del gruppo, le relazioni all’interno delle organizzazioni economiche, il successo aziendale legato al capitale intellettuale e l’intelligenza emotiva. 

Secondo questa nuova prospettiva il lavoro viene allora considerato come un elemento che favorisce la realizzazione individuale, la partecipazione e il coinvolgimento nella vita delle aziende.  

Il riconoscimento della valenza di queste tematiche nasce dalla consapevolezza che sia in ambito professionale che nella vita quotidiana l’individuo, animale sociale come già sosteneva Aristotele, si relaziona con altre persone e stabilisce dei rapporti che andranno poi ad incidere sul suo comportamento. 

L’Intelligenza Emotiva

Ecco allora che la componente più profonda di ogni uomo, diventa più importante della parte razionale e di conoscenza: risulta quindi fondamentale possedere un tipo di intelligenza diversa da quella cognitiva che viene denominata Intelligenza Emotiva, termine introdotto negli anni 90 da due studiosi americani Peter Salovey e John D. Mayer, che identifica la capacità di gestire le emozioni.  

L’intelligenza emotiva in ambito professionale, soprattutto nell’ultima decade, assume un ruolo ritenuto fondamentale, perché in grado di guidare le risorse verso il successo attraverso le competenze, non necessariamente tecniche, quali l’empatia, la creatività, l’ascolto, la capacità di reagire agli insuccessi e l’autostima. 

L’attuale letteratura manageriale, infatti, ha riconosciuto la crescente rilevanza proprio dell’intelligenza emotiva nel determinare l’abilità individuale e per comprendere come lo sviluppo di questa capability incida nei vari tipi di mutamento ambientale, abbiamo incontrato Stefano Cera, docente dei Corsi Corporate Education della Rome Business School che ci ha detto:  

In base alla mia esperienza professionale posso senza dubbio affermare che possedere l’Intelligenza emotiva è un requisito che determina una differenza di approccio. Questa attitudine permette di affrontare e risolvere le situazioni, personali e professionali, più diverse e complesse; predispone all’ascolto dell’altro e conduce alla consapevolezza che da ognuno e in qualsiasi circostanza si ha la possibilità di imparare qualcosa, perché ogni interazione umana è e può essere una piccola palestra, un piccolo laboratorio. È chiaro, da questo punto di vista che ci sono persone più sensibili, che hanno una maggiore predisposizione all’intelligenza emotiva e persone che ne hanno poca o non la possiedono, ma questa attitudine può essere appresa, sviluppata ed allenata.    

Del tema delle competenze personali legate alle emozioni  parlava anche Howard Gardner, un professore statunitense della Harvard University, autore di importanti testi di psicologia dell’educazione e famoso in tutto il mondo per aver elaborato la “teoria delle intelligenze multiple.” 

L’intelligenza interpersonale e l’intelligenza intrapersonale

Howard Gardner nei suoi studi distingue inizialmente 9  tipologie di intelligenze utilizzate dall’uomo nel corso delle sue diverse attività.  In particolare ne individua due appartenenti alla sfera personale: l’intelligenza interpersonale – relativa la gestione delle relazioni – e l’intelligenza intrapersonale che riguarda la gestione di sé.  Questa distinzione si è rivelata fondamentale negli anni è ha costituito una base solida per gli studi successivi sul tema.  

Bisogna sempre partire dall’assunto di Gardner relativo all’esistenza della intelligenza interpersonale e di quella intrapersonale. Nessuno può affermare di non avere l’intelligenza interpersonale: se riteniamo di esserne carenti dobbiamo lavorare su noi stessi e aprirci all’ascolto dell’altro.  

E’ italiana la famosa antropologa, Marinella Sclavi che con “L’arte di ascoltare e i mondi possibili” insegna proprio come l’ascolto attivo, il dialogo e la richiesta di feedback aiutino a cambiare di prospettiva, ad essere pronti a mettersi in gioco, a conoscersi. Non si devono temere i feedback perché tutti, anche quelli che inizialmente possono sembrare negativi, arricchiscono le nostre competenze. Ecco perché io ritengo che l’intelligenza emotiva sia una meta competenza, che arriva prima rispetto alle altre.”  

Daniel Goleman

Lo psicologo statunitense Daniel Goleman riprende e rielabora il concetto di Intelligenza Emotiva nei suoi testi, il più famoso dei quali “Emotional Intelligence” del 1995, e analizzando casi concreti di vissuti aziendali giunge  alla conclusione che talvolta l’insuccesso e il mancato conseguimento della performance sono dovuti proprio all’errata gestione delle emozioni, più che a mancanza di competenze tecniche.  

“Goleman ci parla di conoscenza di sé nella sua teoria dei 4 passaggi dell’intelligenza emotiva. Il primo passaggio, quello a mio avviso più importante e significativo è quello della consapevolezza della propria situazione e del proprio stato emotivo. L’autoconsapevolezza delle proprie emozioni ci porta ad un concetto cardine rappresentato dell’empatia e lo afferma in una sua celebre frase “la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, di motivare sé stessi e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni”. 

Inoltre, Goleman riconosce un legame profondo tra l’intelligenza emotiva e l’acquisizione delle competenze, perché il suo possesso rappresenta la capacità di apprendere e sviluppare altre competenze.

Soft skills, intelligenza emotiva e leadership

Il termine di Life Skills viene generalmente riferito ad una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale. 

Nel 1992, nel bollettino n.1 “Skills for Life” l’Organizzazione Mondiale della Sanità, identifica, per la prima volta, quelle competenze privilegiate per promuovere l’educazione alla salute nell’ambito scolastico e nell’ambito personale, che avrebbero  aiutato gli individui ad adattarsi e ad assumere atteggiamenti positivi in modo da riuscire ad affrontare efficacemente le sfide poste nella quotidianità. 

Si tratta dell’abilità del Problem Solving, della Creatività, del Pensiero Critico, della Comunicazione Efficace, della Competenza Relazionale, della Autoconsapevolezza, dell’Empatia, della Gestione dello stress e della Capacità di prendere decisioni. 

In Italia è il Miur che, con il decreto 139/2007,  identifica le soft skills come competenze chiave per l’apprendimento permanente. 

Io ritengo che l’empatia, la capacità di comunicare e di costruire relazioni interpersonali –  le abilità relazionali –  e la consapevolezza, la gestione delle emozioni e dello stress – le abilità emozionali – possono essere annoverate a pieno titolo come intelligenza emotiva. 

Parliamo anche di capacità di costruire relazioni interpersonali, che staccherei dalla capacità di comunicare, intesa in senso stretto. 

In questo scenario poi non possiamo non affrontare un tema importante e molto attuale nella vita delle organizzazioni economiche e strettamente legato all’intelligenza emotiva: la leadership. 

Anche in questo, un volume di Daniel Goleman del 2004 “Essere leader. Guidare gli altri grazie all’intelligenza emotiva” ci indica la strada. Attualmente però il manager possiede anche la capability di coach, ovvero colui che stimola la riflessione attraverso le domande, che è in grado di far crescere gli altri, che fa lavorare in modo maieutico le persone e sa valorizzazione le risorse anche durante lo smartworking. 

Sotto questo aspetto anche l’antropologo statunitense William Ury, nel volume “Getting to Yes” del 1981, invita al confronto quando si vivono situazioni emotivamente difficili: perché il relazionarsi con altri induce un cambio della prospettiva quando la riflessione ci spinge a guardare le cose come farebbe una persona non coinvolta emotivamente in quella determinata situazione. Per tutti questi motivi sostengo da sempre che intelligenza emotiva e leadership siano intimamente collegate e possano essere considerate due macrocompetenze.”

Il training in Emotional Intelligence

Nel 2017 il World Economic Forum ha inserito l’intelligenza emotiva tra le dieci competenze strategiche per creare valore in ambienti sempre più digitali. Come detto l’intelligenza si può apprendere, allenare e sviluppare. Sono moltissimi i corsi: on line, in presenza, proposti da centri studi riconosciuti che indicano percorsi con certificazione. Uno degli istituti più importanti è Six Seconds, il network leader al mondo in ambito di intelligenza emotiva.

“In Italia la tematica si può approfondire molto facilmente. Sono moltissimi i corsi proposti, alcuni per un approccio individuale, si trovano anche come video su You Tube. Mi preme però sottolineare che sono le aziende che devono comprenderne la potenzialità e l’importanza di ideare e realizzare percorsi di formazione e di approfondimento.

Una recente indagine di un grande ente di ricerca ha messo in evidenza come oggi nelle aziende la valutazione delle risorse ora è suddivisa in 50% sulle expertise tecniche e 50% sulle soft skills. Quindi il consiglio che mi sento di trasmettere alle organizzazioni economiche è quello di organizzare molti corsi, non soltanto tecnici, nei quali far partecipare l’intero organigramma, i manager, gli impiegati, insomma tutte le risorse per avere un approccio integrato e una connessione tra le diverse figure. E tenere sempre presente che il vero lavoro e i veri risultati arrivano quando il corso è terminato. Da quel momento in poi si colgono i frutti del lavoro intrapreso”.

STEFANO CERA

Laureato in Scienze Politiche. Senior trainer, speaker e coach specializzato nell’apprendimento esperienziale e metaforico (ad es. cinema e musica) e nello sviluppo personale e organizzativo. In particolare sui temi della comunicazione efficace (in presenza e a distanza), sul public speaking e la gestione delle controversie.

E’ Presidente del Consiglio Direttivo Regionale del Lazio di AIF (Ass. Italiana Formatori) e Responsabile scientifico e formatore accreditato presso il Ministero della Giustizia per i corsi sulla Mediazione civile e commerciale. Autore di Ciak… Motore… Form_Aaaazione! Vademecum filmico per il formatore non convenzionale (Palinsesto, 2016).

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