Passare dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità applicata. È attorno a questa direttrice che si è sviluppato “Green Business: dalla teoria alla pratica, strumenti ESG per le PMI”, l’evento promosso da Confcommercio Roma – Gruppo Giovani Imprenditori e ospitato da Rome Business School, che ha riunito imprese, esperti e rappresentanti del mondo accademico per interrogarsi su come i criteri ESG possano diventare strumenti concreti di gestione e crescita.
L’incontro ha segnato anche l’avvio di una collaborazione più strutturata tra le due realtà, nata non semplicemente dall’esigenza di individuare una sede per l’iniziativa, ma dalla volontà condivisa di costruire un percorso capace di generare valore per il tessuto imprenditoriale locale.
Ad aprire l’incontro è stato Massimo Scarcello, Associate Dean di Rome Business School, che ha richiamato il ruolo della formazione manageriale nell’accompagnare le imprese in una fase di trasformazione sempre più accelerata. In questo scenario, i criteri ESG non rappresentano più un ambito specialistico, ma un elemento destinato a incidere sulle scelte organizzative, sulla governance e sulla capacità delle aziende di dialogare con stakeholder e sistema finanziario.
L’appuntamento ha posto al centro proprio questa prospettiva: superare una lettura teorica della sostenibilità per interpretarla come strumento operativo, capace di orientare decisioni strategiche e rafforzare la competitività delle piccole e medie imprese.
Nel confronto è emersa con forza la necessità di tradurre i principi in azioni concrete, evitando che l’ESG resti confinato a una dimensione dichiarativa. Per le imprese del terziario, in particolare, la sostenibilità si sta progressivamente configurando come un fattore di posizionamento, oltre che come una componente sempre più rilevante nelle relazioni di filiera.
Uno dei passaggi più rilevanti del dibattito ha riguardato la necessità di ampliare le categorie con cui si interpreta la performance aziendale. Luigi Corvo, Chief Executive Officer di Open Impact, ha invitato a guardare oltre gli indicatori economici tradizionali, richiamando l’attenzione sugli effetti sistemici generati dalle imprese.
“Il nostro impatto non è solo il nostro fatturato. Ci sono dinamiche che non vediamo ancora nei bilanci ma che influenzeranno la stabilità economica e sociale dei territori. Saperle misurare significa dotarsi di una bussola per leggere il cambiamento e non subirlo.”
Nel suo intervento è emersa una riflessione più ampia sulla trasformazione dell’economia contemporanea: dalla progressiva riduzione del commercio di prossimità alla perdita di capitale umano giovanile, fino al rischio di interpretare i segnali di cambiamento solo quando diventano emergenze. In questo scenario, la misurazione dell’impatto non rappresenta un esercizio teorico, ma una condizione per orientare strategie capaci di coniugare sostenibilità e sviluppo.
Se sul piano strategico l’ESG appare sempre più centrale, la sua applicazione quotidiana pone interrogativi concreti, soprattutto per le PMI. Nel dibattito è emerso anche il punto di vista di Andrea Palombini, imprenditore del Gruppo Palombini, storica realtà della ristorazione romana, che ha restituito con realismo questa tensione, osservando come molti imprenditori percepiscano ancora la sostenibilità come un terreno complesso, segnato da normative articolate e indicatori talvolta difficili da interpretare.
“Il problema, oggi, è il punto di vista. Molti imprenditori vedono la sostenibilità come un costo perché non ne colgono ancora i benefici. Ma quando si trovano gli strumenti giusti, quello che sembra un vincolo può diventare un vantaggio competitivo.”
Attraverso esempi legati alla gestione operativa, dalla riduzione della plastica alle politiche di recupero alimentare, è emerso come il vero passaggio culturale consista nello spostare la sostenibilità dal piano dell’obbligo a quello della strategia. Per le attività radicate nel territorio, questo significa anche ripensare il proprio ruolo: non più semplici punti di erogazione di servizi, ma attori capaci di generare relazioni e valore condiviso.
Sul rapporto tra azienda e contesto sociale si è soffermato Andrea Fassi, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Roma, richiamando una dimensione spesso meno visibile ma decisiva: la credibilità.
“Prima della strategia serve un grande ‘perché’. Restituire qualcosa al territorio non è un esercizio di comunicazione, ma una responsabilità. È questo che rende un’impresa credibile.”
Il riferimento non è soltanto alle iniziative di impatto sociale, ma a un modo di interpretare l’attività imprenditoriale come parte integrante della vita delle comunità. Una prospettiva che rafforza reputazione e fiducia, elementi sempre più determinanti nella competitività di lungo periodo.
La tavola rotonda ha restituito l’immagine di un sistema in evoluzione, nel quale associazioni di categoria, business school e imprese sono chiamate a collaborare per accompagnare la transizione verso modelli più sostenibili. Ospitando l’iniziativa, la Rome Business School ha confermato la propria vocazione a fungere da piattaforma di dialogo tra sapere manageriale e pratica imprenditoriale, creando occasioni di confronto in cui la sostenibilità possa essere affrontata non in chiave ideologica, ma come infrastruttura strategica per la crescita. Il messaggio emerso con maggiore chiarezza è che, per le piccole e medie imprese, l’ESG non rappresenta più una prospettiva futura: è una variabile già oggi capace di incidere su competitività, accesso alle risorse e posizionamento sul mercato.