Come utilizzare in modo sostenibile le risorse del Next Generation EU?

Estratto dal Report di Ricerca: Sostenibilità ambientale e sviluppo sostenibile

Rome Business School – Research Center in collaborazione con Legambiente

L’accordo europeo di luglio 2020 ed il lancio del programma NextGeneration UE, in particolare della Recovery and Resilience Facility, rappresentano un’opportunità straordinaria per rilanciare l’economia italiana, attraverso obiettivi e risorse che sono mancati dopo la crisi del 2008, e disegnare una traiettoria di sviluppo giusto e sostenibile. Si tratta di restituire speranza a un Paese che negli ultimi trenta anni si è impoverito ed ha visto progressivamente indebolire anche la sua rete di infrastrutture sociali e sanitarie, scolastiche ed universitarie. Siamo, dunque, a un passaggio straordinario ed epocale, da non sprecare, in cui al centro vi è la scelta di investire nel Green Deal Europeo abbandonando le ricette del passato con l’obiettivo di “build back better”: ricostruire meglio e in modo diverso, con innovazione, sostenibilità,attenzione al disagio sociale e alle disuguaglianze cresciute in questi anni.

Build Back Better

Agli Stati membri spetta il compito di elaborare Piani nazionali di ripresa e resilienza, che devono contenere investimenti e riforme in grado di gettare le basi per una ripresa verde, digitale e sostenibile, che abbia al centro un’azione climatica ambiziosa alla quale si chiede di destinare almeno il 37% delle risorse complessive.

Alla lotta ai cambiamenti climatici verrà riservato il 37% dei fondi europei, la percentuale

più alta 20% digital divide, innovazione, competitività e cultura 14% infrastrutture per la mobilità sostenibile9% istruzione e ricerca L’8% per la parità di genere, coesione sociale e territoriale 4,6% salute.

Il primo rischio da scongiurare è quello del cosiddetto greenwashing, ovvero di dare spazio a progetti che dietro una facciata green nascondano in realtà una visione ancorata alle fonti fossili e ad un modello di sviluppo inquinante e da superare. Così come sarà importante garantire un percorso partecipato ed evitarefinanziamenti “a pioggia” di vecchi progetti tenuti da anni nei cassetti.

Il Recovery Resilience plan italiano dovrà invece dare risposta alle tre grandi questioni poste dalla crisi climatica e dalla transizione energetica: le persone, le imprese ed il lavoro, i territori. Dovrà disegnare interventi che favoriscano in primo luogo le fasce sociali più deboli, per ridurre la divaricazione sociale cresciuta in questi anni tra chi si può permettere di cambiare – con una casa certificata, il solare, l’auto elettrica, prodotti biologici e di qualità, materiali riciclati ecc. – e chi rischia di pagare di più per i servizi, la casa in cui vive e per muoversi, senza vedere alcun miglioramento e con anche il rischio di perdere il lavoro. 

Le scelte che dovranno essere prese nel Piano dovranno aiutare investimenti in sostenibilitàricerca,innovazione, qualità che sono la migliore medicina per il rilancio dell’economia. Sul fronte dei territori, i rapidi cambiamenti nelle produzioni industriali legate alla maggiore attenzione ai temi ambientali obbligherà molte imprese a ripensare e in alcuni casi a chiudere le proprie produzioni, con conseguenze sul lavoro e le comunità di alcune aree del Paese; il Recovery plan deve accelerare i progetti di riconversione industriale e riqualificazione e individuare le politiche capaci di rilanciare territori. Legambinte ha presentato 10 proposte per un uso sostenibile delle risorse del Next Generation EU:

  1. Lotta alla crisi climatica;
  2. Economia circolare;
  3. Innovazione industriale;
  4. Le prime 170 grandi opere pubbliche da realizzare;
  5. Agro ecologia;
  6. Aree protette;
  7. Turismo sostenibile;
  8. Lotta all’illegalità ambientale;
  9. Sviluppo della banda ultra-larga;
  10. Green public procurement e finanza etica;