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ASFOR Master Day 2026: il capitale umano come vantaggio competitivo per le organizzazioni

ASFOR MASTE DAY

In occasione della 10ª edizione dell’ASFOR Master Day, Rome Business School ha ospitato la sessione “Developing Tomorrow’s Leaders: Human Capital as a Competitive Advantage”, guidata da Natasha Valentine, Program Director del Master in HR and Organization accreditato ASFOR. Al centro del confronto, il ruolo strategico del capitale umano nello sviluppo della leadership, della cultura aziendale e della competitività delle organizzazioni.

Come possono le aziende trasformare il capitale umano in un autentico vantaggio competitivo? È questa la domanda al centro di “Developing Tomorrow’s Leaders: Human Capital as a Competitive Advantage”, la sessione organizzata da Rome Business School l’8 ottobre in occasione della 10ª edizione dell’ASFOR Master Day, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana per la Formazione Manageriale.

L’incontro ha approfondito il ruolo delle persone nella crescita delle organizzazioni, mettendo in evidenza come competenze, esperienze, capacità relazionali e sviluppo professionale rappresentino risorse strategiche per costruire imprese competitive e resilienti.

La discussione, aperta da Leo Goretti, Associate Dean di Rome Business School, è stata guidata da Natasha Valentine, Program Director dell’International Master in HR and Organization accreditato ASFOR. Attraverso domande rivolte ai partecipanti e riflessioni basate sulla propria esperienza professionale, Valentine ha invitato il pubblico a ripensare il ruolo delle risorse umane: da funzione prevalentemente amministrativa a leva strategica per lo sviluppo delle persone e del business.

Dal ruolo tradizionale delle risorse umane al capitale umano come strategia aziendale

Il confronto si è aperto con una domanda rivolta ai partecipanti: “When you think about a company’s competitive advantage, what comes first to your mind?” — Quando pensate al vantaggio competitivo di un’azienda, qual è la prima cosa che vi viene in mente?

La domanda ha introdotto una riflessione sul rapporto tra strategia aziendale, persone e capacità di generare valore nel lungo periodo.

Natasha Valentine ha ripercorso l’evoluzione della funzione HR, ricordando come, all’inizio della sua esperienza professionale, fosse spesso associata soprattutto all’amministrazione del personale e alla gestione dei processi. Oggi, invece, la prospettiva del capitale umano richiede un approccio più ampio, capace di integrare lo sviluppo delle competenze, la cultura organizzativa e la crescita delle persone nelle strategie dell’impresa.

In questa visione, il capitale umano non coincide semplicemente con l’insieme dei dipendenti, ma comprende le conoscenze, le esperienze, le capacità e il potenziale che ciascuna persona porta con sé e sviluppa nel tempo.

Il ruolo dei professionisti HR diventa quindi anche quello di custodi e promotori della cultura aziendale, chiamati a creare le condizioni affinché le persone possano crescere, contribuire agli obiettivi comuni e sviluppare il proprio potenziale.

Il capitale umano è un percorso che si costruisce nel tempo

Uno dei messaggi centrali della sessione ha riguardato la natura evolutiva del capitale umano. Le competenze professionali non si sviluppano in un momento specifico della carriera, ma attraverso un percorso continuo che inizia fin dalle prime esperienze formative e personali.

Ogni tirocinio, primo impiego, nuovo ruolo o cambiamento professionale contribuisce ad arricchire il patrimonio di conoscenze e capacità di una persona. Le esperienze successive si aggiungono a quelle precedenti, contribuendo a definire non soltanto ciò che un professionista sa fare, ma anche chi è e chi desidera diventare.

Come ha sottolineato Natasha Valentine:

“Human capital evolves from the early age, not just now as adults and we are constantly building up our knowledge and experience. It’s very important organizations take time deploy the human capital to get a competitive advantage.”

Il capitale umano si sviluppa fin dalla giovane età e continua a crescere attraverso l’accumulo di conoscenze ed esperienze. Per le organizzazioni, riconoscere questo processo significa dedicare tempo e attenzione alla valorizzazione delle competenze disponibili, creando le condizioni per trasformarle in un vantaggio competitivo.

La riflessione evidenzia anche la responsabilità individuale nella costruzione del proprio percorso professionale. Lo sviluppo delle competenze non può essere affidato esclusivamente all’azienda o ai momenti formali di valutazione: richiede partecipazione attiva, consapevolezza dei propri obiettivi e capacità di comunicare il valore che si può offrire.

Comunicazione e responsabilità individuale: rendere visibile il proprio potenziale

Un altro tema centrale affrontato durante l’incontro è stato il ruolo della comunicazione nello sviluppo professionale.

I collaboratori non dovrebbero attendere la revisione annuale delle performance per confrontarsi con il proprio responsabile sulle competenze acquisite, sulle aspirazioni professionali o sulle opportunità di crescita. Un dialogo costante con il team e con i propri manager consente di rendere visibili le capacità sviluppate, condividere obiettivi e individuare nuove possibilità di apprendimento.

La costruzione del capitale umano richiede quindi un impegno condiviso. Da un lato, le persone devono essere consapevoli delle proprie competenze e comunicarle in modo efficace; dall’altro, le organizzazioni devono saper riconoscere il potenziale, offrire opportunità di sviluppo e favorire percorsi professionali coerenti con le capacità individuali.

Questo equilibrio è fondamentale per costruire ambienti di lavoro in cui la crescita professionale non sia un evento isolato, ma una parte integrante dell’esperienza lavorativa.

Dalle competenze individuali alla capacità organizzativa

La valorizzazione del capitale umano non riguarda soltanto i singoli professionisti. La vera sfida per le organizzazioni consiste nel trasformare le capacità individuali in una competenza collettiva, capace di sostenere l’innovazione, la collaborazione e il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Durante la sessione è emersa l’importanza della sicurezza psicologica (psychological safety): un contesto in cui le persone si sentono libere di esprimere idee, condividere dubbi, fare domande e contribuire senza timore di essere giudicate negativamente.

Per i leader, promuovere questa cultura significa creare le condizioni affinché le competenze individuali possano essere messe a disposizione del gruppo e tradursi in apprendimento condiviso e capacità organizzativa.

In questo scenario, la leadership non si limita a dirigere il lavoro, ma contribuisce a costruire un ambiente in cui le persone possano esprimere il proprio potenziale, assumersi responsabilità e partecipare attivamente al cambiamento.

Formazione manageriale e sviluppo del capitale umano

I temi affrontati durante l’ASFOR Master Day evidenziano il ruolo della formazione manageriale nello sviluppo di professionisti capaci di comprendere le persone, interpretare le dinamiche organizzative e contribuire alle strategie aziendali.

L’ International Master in HR and Organization di Rome Business School, accreditato ASFOR, si inserisce in questa prospettiva, ponendo al centro le competenze necessarie per affrontare le trasformazioni del mondo del lavoro e accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni.

La formazione in ambito HR richiede infatti una visione che integri processi, strategia, leadership, cultura aziendale e sviluppo delle persone. In un contesto caratterizzato da cambiamenti tecnologici e nuove esigenze professionali, comprendere come attrarre, sviluppare e valorizzare il capitale umano rappresenta una competenza fondamentale per chi opera nella gestione delle risorse umane e nella leadership aziendale.

La 10ª edizione dell’ASFOR Master Day ha offerto un’occasione di confronto su queste sfide, sottolineando l’importanza di un approccio alla formazione che colleghi la crescita individuale agli obiettivi e alla competitività delle organizzazioni.

Perché il vantaggio competitivo di un’impresa non dipende soltanto dalle tecnologie o dai processi che adotta, ma anche dalla capacità di riconoscere, sviluppare e mettere a valore il potenziale delle persone.