Milano è la città più ricca d’Italia, con un PIL pro capite di circa 52,8 mila euro, eppure è anche quella con il costo della vita più alto e la peggiore qualità dell’aria tra le grandi metropoli. Trento, che non compare mai nel dibattito sulla competitività urbana, guida invece la classifica nazionale della smartness con 52,7 punti su 100, davanti a Milano, Roma e Torino. È il paradosso al centro del nuovo Smart City Index elaborato dal report “Dove e perché si vive meglio in Italia? Lo Smart City Index”, che per la prima volta misura e confronta venti capoluoghi di regione italiani e le principali capitali europee lungo sei dimensioni di pari peso (economy, governance, mobility, environment, people e living), costruite su indicatori Eurostat e OCSE normalizzati su scala 0-100.
Pubblicato dal Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School a firma di Francesco Baldi, Docente dell’International Master in Finance presso RBS e Valerio Mancini, Direttore del Centro e rappresentante della Consulta Roma Smart City Lab presso il Comune di Roma; il report affianca all’indice una seconda chiave di lettura, la “geografia della felicità”: incrociando i punteggi con i dati su redditi, costo della vita e potere d’acquisto reale, lo studio dimostra che il benessere delle famiglie non coincide sempre con la ricchezza prodotta da un territorio.
“Non basta avere un PIL elevato se il costo della vita riduce l’accessibilità. Non basta disporre di università di qualità se il mercato del lavoro non assorbe competenze. Non basta avere infrastrutture se la mobilità resta congestionata o l’ambiente urbano è fragile. La smart city non coincide con la città più grande, né necessariamente con quella più ricca”, afferma Baldi.
Milano resta il principale motore economico del Paese: un PIL complessivo superiore a 228 miliardi di euro, un PIL pro capite di circa 52,8 mila euro, disoccupazione al 4,3% e il primato assoluto nella dimensione economy dello Smart City Index con 35,9 punti, quasi dieci punti sopra la seconda classificata. Ma è anche la città italiana con il costo della vita più elevato, con prezzi immobiliari che in molte zone superano i 7.000 euro al metro quadrato e un rapporto tra prezzo medio di una casa di 80 mq e reddito medio pari a circa 19,5 annualità di stipendio.
Penalizzata anche dai dati ambientali: nella dimensione environment Milano crolla a 21,2 punti, con una concentrazione di PM2.5 (le polveri sottili che misurano la qualità dell’aria) di circa 19,5 µg/m³, peggio solo di Torino, che si ferma a 19,2 punti con PM2.5 a 18 µg/m³. Nella dimensione living, quella che misura più da vicino il benessere quotidiano, Milano oscilla tra 56,9 e 59,8 punti, lontana dalle prime posizioni. Il differenziale salariale rispetto ad altre città italiane, in altre parole, non si converte più automaticamente in un pari incremento di benessere per le famiglie residenti, a partire da studenti, giovani professionisti e lavoratori internazionali, la stessa popolazione che alimenta la crescita della città.
Se Milano mostra il lato debole del modello metropolitano, Trento, Bologna e Padova raccontano una storia diversa. Secondo il report, Trento guida la classifica generale dello Smart City Index con 52,7 punti, davanti a tutte le grandi aree metropolitane italiane, seguita da Aosta con 51,0 e da Bologna con 47,5. Il primato trentino nasce da un profilo equilibrato più che da un singolo punto di forza: 46% di verde urbano, PM2.5 a soli 12 µg/m³, speranza di vita di circa 85 anni, rischio di povertà contenuto. Nella dimensione mobility Trento vola a 58,5 punti: un abitante impiega in media 14,5 minuti per percorrere 10 km, contro i 31,6 di Milano, i 30,8 di Roma e i 32,1 di Torino.
Bologna guida nettamente la dimensione people con 49,6 punti, sostenuta da una quota di laureati del 39,6% e da circa 178 studenti universitari ogni mille abitanti, ed è anche la prima in Italia per governance con 72,1 punti, trainata da un utilizzo dei servizi digitali della PA pari al 59,3% dei cittadini. Padova beneficia di una delle concentrazioni di capitale umano più alte del Paese, sostenuta da uno degli atenei più antichi e prestigiosi d’Europa.
Con 45,2 punti nella dimensione people, la Capitale è seconda in Italia solo a Bologna per capitale umano, grazie a grandi atenei e a un’elevata occupazione nei settori knowledge-intensive. Anche sul piano economico non sfigura, con un PIL complessivo superiore a 163 miliardi di euro e 28,7 punti nella dimensione economy, appena sotto Trieste, Bologna e Trento, penalizzata soprattutto da una minore efficienza del mercato del lavoro rispetto alle città del Nord.
È la vita quotidiana a pesare sul giudizio complessivo. A Roma percorrere 10 km richiede in media 30,8 minuti, e in un quarto d’ora di spostamento un romano copre appena 4,9 km, di poco superiore a Milano (4,8 km) e Torino (4,7 km), le tre grandi metropoli italiane più congestionate del campione. Anche in governance Roma si ferma a circa 44 punti, un risultato che il report definisce “meno brillante rispetto al peso istituzionale, economico e culturale della città”: il nodo da sciogliere, per la Capitale, non è la dotazione di risorse ma la capacità di trasformarle in servizi che funzionano ogni giorno.
Copenaghen guida la classifica europea con 63,2 punti, oltre dieci punti sopra Trento, la migliore città italiana: utilizzo dei servizi digitali sopra il 94%, PM2.5 a soli 7 µg/m³, PIL pro capite di 73,7 mila euro. Seguono Monaco (disoccupazione al 2,4%, spesa in R&S al 5,2% del PIL), Lussemburgo, che vanta il PIL pro capite più alto del campione con circa 109,5 mila euro, e Dublino, dove il PIL pro capite supera i 100 mila euro.
Nella fascia successiva si collocano Amsterdam (56,9 punti, governance a 89,2), Vienna (57,2 punti) e Berlino (56-57 punti, ambiente a 77,6). Londra, con un PIL complessivo oltre i mille miliardi di euro, vede la propria performance sulla qualità della vita crollare a soli 36,9 punti, schiacciata dal costo dell’abitare. Parigi è penalizzata da congestione e pressione abitativa nonostante un PIL pro capite di circa 61,2 mila euro. Barcellona chiude la classifica con 45,6 punti.
In questo quadro, Trento si collocherebbe nella fascia intermedia del campione europeo, vicino a Madrid, Parigi, Bruxelles e Lisbona. Bologna resterebbe sotto Barcellona e Zagabria. Milano, con appena 43,3 punti, si fermerebbe tra Barcellona e Atene, sotto la gran parte delle città europee considerate. Roma, Torino e Firenze risultano ancora più distanti dal gruppo di testa. “Il limite italiano è quindi soprattutto la difficoltà di convertire dotazioni economiche, universitarie, culturali e istituzionali in performance urbane integrate”, afferma Mancini.
Il divario più marcato in Italia riguarda la governance: tra Bologna, prima in Italia con 72,1 punti, e Potenza, ultima, la distanza supera i 66 punti. Napoli, Catanzaro, Palermo, Cagliari e Potenza registrano punteggi inferiori a 18 punti anche in economy, penalizzate da PIL pro capite più basso e disoccupazione più elevata. Sono proprio queste regioni, ricorda il report citando i dati ISTAT più recenti, a perdere ogni anno migliaia di giovani laureati in cerca di opportunità altrove, un fenomeno che amplia ulteriormente il divario in capitale umano e produttività.
Ma non tutto il Sud arretra allo stesso modo. Potenza raggiunge 78,8 punti in environment, con il 39% di verde urbano e PM2.5 a circa 8,5 µg/m³: meglio di Milano e Torino. Aosta resta la migliore in assoluto su questa dimensione con 87,2 punti. Il segnale, secondo gli autori, è che nessun territorio è escluso a priori dal percorso della smartness urbana: sul fronte ambientale, alcune aree del Mezzogiorno competono già alla pari con il Nord.
Il report lega questi numeri a un cambiamento strutturale: con la progressiva riduzione del vincolo geografico tra residenza e ufficio, sempre più professionisti scelgono dove vivere in base a qualità della vita, costo dell’abitare e servizi, non più solo in base alla vicinanza al datore di lavoro. Tra i fenomeni monitorati spicca il South Working, lavoratori qualificati che si trasferiscono nel Mezzogiorno mantenendo un impiego al Centro-Nord o all’estero: ancora di nicchia, ma in crescita.
Secondo il Quality of Life Survey della Commissione Europea e la classifica 2025 di Il Sole 24 Ore, oltre a Bologna e Trento si distinguono per soddisfazione dei residenti anche Bergamo, Udine e Parma, a conferma che il benessere urbano non dipende dalla dimensione demografica né dalla ricchezza complessiva del territorio. “Le persone non scelgono più soltanto dove lavorare, ma anche dove vivere meglio. La città realmente intelligente non è quella che dispone semplicemente delle tecnologie più avanzate, ma quella che riesce a trasformare innovazione, sostenibilità e crescita economica in opportunità concrete per i propri cittadini”, afferma Baldi.
Per gli autori, la vera sfida delle città italiane nei prossimi anni sarà tradurre la crescita economica in benessere diffuso, senza compromettere accessibilità e sostenibilità nel farlo. È un terreno su cui, indica il report, si giocherà la competitività dei territori nell’attrarre talenti, imprese e investimenti, con le città di medie dimensioni già in vantaggio rispetto alle grandi metropoli.
Lo Smart City Index misura il posizionamento relativo, non assoluto, delle città analizzate: 20 capoluoghi di regione italiani e un gruppo di città europee selezionate per rilevanza economica, demografica e amministrativa. Ogni città è valutata su sei dimensioni di pari peso (economy, governance, mobility, environment, people, living), ciascuna costruita come media semplice di indicatori normalizzati su scala 0-100 con trasformazione min-max. Le fonti principali sono Eurostat e Urban Audit, integrate da TomTom, EEA, QS Ranking, OECD PISA/INVALSI e fonti immobiliari (Idealista, Numbeo). I dati su redditi e potere d’acquisto sono elaborati su fonti ISTAT, Eurostat, Numbeo e Idealista, aggiornate al 2025.