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Cinema italiano: più film, meno spettatori. Un nuovo equilibrio tra sala e digitale

Incassi medi per film crollati da 1,3 milioni a meno di 500 mila euro: cosa succede al cinema italiano mentre raddoppiano i film in sala
01/09/2026 Notizie Download PDF
  • Il numero dei nuovi film distribuiti in sala è raddoppiato in tre anni, da 501 nel 2022 a 1.002 nel 2025, mentre il rapporto tra incassi complessivi e film di nuova uscita è sceso da circa 1,3 milioni di euro nel 2019 a meno di 500 mila euro nel 2025.
  • L’offerta si è ampliata ad un ritmo ben superiore rispetto alla domanda. Tra il 2023 e il 2025 gli incassi sono rimasti pressoché invariati, mentre il numero degli ingressi è diminuito del 3,2%. Nel solo 2025, a fronte di un aumento degli incassi dello 0,5%, le presenze si sono ridotte del 2%.
  • La quota di incassi dei film italiani e delle coproduzioni sale al 32,7% nel 2025, dal 21,2% del 2019, mentre quella dei film statunitensi scende dal 65,2% al 40,6%.
  • Prime Video guida le quote di mercato streaming con il 25%, seguito da Netflix (24%) e Disney+ (19%), ma le traiettorie divergono: Amazon e NOW/Sky crescono nelle ore di utilizzo, Netflix è in ripresa, Disney+ in calo.
  • La sfida decisiva per il settore non è più produrre, ma garantire visibilità alle opere in un mercato sempre più frammentato tra sala, abbonamenti e piattaforme gratuite.

 

Il cinema italiano produce oggi il doppio dei film rispetto a tre anni fa, ma il mercato non riesce ad assorbirli: il rapporto tra incassi e numero di titoli è crollato da 1,3 milioni di euro nel 2019 a meno di 500 mila euro nel 2025. Le sale italiane hanno chiuso l’anno con 496,6 milioni di euro di incassi e 68,4 milioni di presenze, ancora rispettivamente il 22% e il 30% sotto i livelli del 2019, mentre i film di nuova uscita sono passati da 501 a 1.002 nel giro di tre anni.

Sono tra i dati analizzati nel report “Cinema italiano: più film, meno spettatori. Un nuovo equilibrio tra sala e digitale”, a cura di Francesco Baldi, Docente dell’International Master in Finance della Rome Business School, e Valerio Mancini, direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di RBS. Il report registra anche un riequilibrio nella distribuzione, con la quota di incassi dei film italiani e delle coproduzioni salita al 32,7% nel 2025 dal 21,2% del 2019, e un salto nel finanziamento privato: gli operatori streaming hanno investito 344,4 milioni di euro in opere europee indipendenti.

Il paradosso dell’offerta: il doppio dei titoli, la metà degli incassi per film

Negli ultimi anni l’offerta si è ampliata a un ritmo ben superiore rispetto alla domanda, determinando una maggiore frammentazione degli incassi e una competizione più intensa tra le opere per schermi, programmazione e visibilità. Il numero dei film di nuova uscita, pari a 495 nel 2019 e a 501 nel 2022, ha raggiunto le 1.002 unità nel 2025: in soli tre anni il numero dei titoli distribuiti è raddoppiato, mentre gli incassi complessivi sono cresciuti del 61,9% e le presenze del 53,5%. Nonostante ciò, il rapporto tra incassi e film di nuova uscita è sceso da circa 1,3 milioni di euro nel 2019 a meno di 500 mila euro nel 2025. Questo dato segnala che l’aumento del numero di titoli non si è accompagnato a un’espansione proporzionale del mercato. “Una maggiore ricchezza dell’offerta può quindi coesistere con una minore capacità media di ciascuna opera di intercettare spettatori e ricavi“, afferma Mancini.

Il calo non è spiegabile con il costo del biglietto: il prezzo medio, pari a 7,26 euro nel 2025 contro 6,51 euro nel 2019 (+11,5%), è cresciuto meno dell’inflazione cumulata nello stesso periodo, superiore al 19%. In termini reali, andare al cinema in Italia costa oggi meno che nel 2019.

Piattaforme: non più sostituzione ma frammentazione del consumo

Per gli autori, la trasformazione digitale non elimina il problema della scarsità che governa il mercato del cinema, ma ne sposta la natura: nel modello tradizionale la risorsa scarsa era lo spazio sullo schermo e oggi, nell’ambiente digitale, a scarseggiare è l’attenzione dello spettatore, resa più contesa da un catalogo praticamente illimitato di contenuti. La crescita dello streaming, quindi, non implica la sostituzione della sala, ma una progressiva differenziazione delle occasioni di consumo. La sala conserva una funzione legata all’esperienza collettiva e alla prima circolazione dei film, mentre lo streaming amplia le possibilità di accesso e prolunga la vita commerciale delle opere.

A marzo 2026 le piattaforme VOD a pagamento hanno raggiunto 15,49 milioni di utenti unici in Italia, con un aumento di 409 mila utenti rispetto a marzo 2025 (+2,7%). Netflix ha raggiunto 9,3 milioni di utenti unici (+13,1%). Le piattaforme VOD gratuite hanno toccato 38,89 milioni di utenti unici (+4,6%), un dato che segnala quanto l’accesso ai contenuti online sia ormai molto più ampio del solo mercato degli abbonamenti a pagamento.

Dentro lo streaming, le traiettorie divergono: nel primo trimestre 2026 Amazon e NOW/Sky hanno registrato un incremento delle ore di utilizzo rispetto al 2022, Netflix ha mostrato una ripresa dopo una fase di contrazione, mentre Disney+ ha registrato una riduzione del tempo complessivamente dedicato dagli utenti. Sulle quote di mercato, i dati JustWatch del quarto trimestre 2025 vedono Prime Video al 25%, Netflix al 24%, Disney+ al 19%, Apple TV+ all’8%, NOW/Sky e Infinity+ al 6% ciascuna.

Questo significa che il pubblico frammenta le proprie abitudini tra sala, abbonamento, noleggio digitale, piattaforma gratuita e televisione, più che spostarsi da un canale all’altro. Nonostante questo, la sala mantiene una funzione specifica: gli oltre 68 milioni di presenze del 2025, stabili negli ultimi tre anni pur restando sotto i livelli del 2019, indicano che una parte consistente del pubblico continua a riconoscere alla sala un valore distinto rispetto alla visione domestica, dato particolarmente dall’esperienza collettiva e sociale di andare fisicamente al cinema. In questo spazio, il cinema italiano guadagna inoltre terreno su quello statunitense: la quota di incassi dei film italiani e delle coproduzioni è salita al 32,7% nel 2025, dal 21,2% del 2019, mentre quella dei film USA è scesa dal 65,2% al 40,6%. “La sfida per il sistema italiano consiste nel fare in modo che questa maggiore articolazione non determini una perdita di valore per le imprese nazionali. La presenza di piattaforme globali può aumentare la domanda di contenuti italiani e favorire l’internazionalizzazione della produzione, ma richiede condizioni che consentano ai produttori indipendenti di mantenere adeguati spazi di autonomia e di partecipazione al valore generato dalle opere”, afferma Baldi.

I finanziatori del cinema italiano: fondi pubblici in calo, piattaforme in crescita

Nel 2025 il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo è stato ripartito dal Ministero della Cultura per un totale di 696 milioni di euro: 412,1 milioni al tax credit, 37,6 milioni ai contributi automatici, 91,5 milioni ai contributi selettivi e 110,95 milioni alla promozione. Per il 2026 la dotazione scende a 606 milioni, con 41,7 milioni destinati ai contributi selettivi, di cui 4 milioni ai documentari di particolare qualità artistica legati all’identità culturale italiana e 0,9 milioni ai cortometraggi.

Il calo del Fondo pubblico si accompagna a un peso crescente degli operatori privati. Nel 2025 gli operatori VOD hanno investito 344,4 milioni di euro in opere audiovisive europee indipendenti destinate al pubblico italiano, una cifra non troppo lontana dai contributi selettivi pubblici. Le piattaforme svolgono oggi una funzione che va oltre la distribuzione, contribuendo alla selezione dei progetti, alla produzione, al finanziamento e alla promozione, con la possibilità per un film italiano di raggiungere un pubblico internazionale molto più ampio.

Questa complementarità porta con sé anche un rischio, secondo gli autori. Le piattaforme dispongono di sistemi proprietari di raccomandazione e di dati molto dettagliati sulle abitudini degli utenti, un vantaggio conoscitivo che i produttori non sempre hanno sullo stesso livello. Se a questo si aggiungesse un accesso alle risorse delle piattaforme non accompagnato da un adeguato equilibrio nella distribuzione dei diritti e dei ricavi, i produttori indipendenti potrebbero perdere nel tempo margini di autonomia nelle proprie strategie di sfruttamento. Il produttore apporta capacità creativa e conoscenza della filiera locale, la piattaforma una rete distributiva, una base utenti e una capacità di investimento molto più ampia. Per Mancini, “la relazione economica tra produttori e piattaforme può quindi essere interpretata come un rapporto tra imprese con risorse complementari, ma anche con livelli differenti di potere contrattuale“.

Cinema civile e diplomazia culturale: da Venezia al Parlamento europeo

Gli autori affermano che il cinema documentario può svolgere una funzione che va oltre l’intrattenimento, diventando uno strumento di interpretazione della contemporaneità, di educazione, di costruzione della memoria e di dialogo tra comunità. Proprio mentre si apre la Mostra di Venezia, che quest’anno porta cinque film italiani in Concorso, il report dedica un capitolo al cinema sociale, civile e di attualità, la nicchia a cui sono destinate le linee selettive del Fondo appena citate. Il cinema può operare come una forma di diplomazia culturale dal basso, costruendo ponti tra istituzioni, comunità e pubblici attraverso storie concrete“, nota Baldi.

Il caso più rappresentativo è War on Education (2024) di Stefano Di Pietro, documentario sull’impatto della guerra in Ucraina sul sistema educativo. Dopo la selezione ad Alice nella Città nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, il film è stato proiettato al Consiglio d’Europa di Strasburgo e, nel marzo 2025, presentato al Parlamento europeo di Bruxelles, per poi essere distribuito su Prime Video in oltre venti Paesi. Il valore di queste opere, secondo il report, non si misura solo attraverso gli incassi: la traiettoria di War on Education, dal festival alle istituzioni fino alla piattaforma internazionale, mostra come la circolazione nei circuiti culturali e istituzionali possa rafforzare, più che sostituire, la distribuzione digitale, permettendo a un documentario su un tema geopolitico di raggiungere un pubblico ben oltre il mercato nazionale.

Il report cita inoltre altri tre casi dello stesso segmento: School of Life di Giuseppe Marco Albano, prodotto da Groenlandia con Rai Cinema e approdato su RaiPlay nel 2026, My Father’s Diaries di Ado Hasanović e Children of the Field di Stefano Di Pietro, girato a Buenos Aires nell’ambito del progetto europeo Football Makes History.

Per gli autori, la questione decisiva per il cinema italiano nei prossimi anni sarà quella della visibilità: in un mercato nel quale il numero delle opere cresce più rapidamente della capacità del pubblico di consumarle, produrre non è più sufficiente. Occorre selezionare, promuovere, distribuire e raccontare. Un mondo in cui sala, piattaforme, sostegno pubblico e produzione indipendente convivono, integrandosi tra loro anziché sostituendosi a vicenda, appare oggi la prospettiva più realistica per il settore, a condizione che i produttori italiani mantengano margini di autonomia nella gestione dei diritti e nella negoziazione con gli operatori digitali.