- Con 47,3 milioni di ettolitri prodotti nel 2025 e oltre 500 denominazioni di origine, l’Italia è il primo produttore mondiale di vino. Tuttavia, il consumo globale è ai minimi dagli anni Sessanta: 214 milioni di ettolitri.
- In Italia gli aperitivi alcolici crescono del +4,3% a valore mentre i liquori dolci cedono il 3,7%. Il sistema spirits si riorganizza attorno alla cultura dell’aperitivo, che vale già 1,7 miliardi di export.
- Il beverage italiano vale 45 miliardi di euro di fatturato complessivo. Include vino (7,78 mld di export nel 2025), birra (17 mln hl, 850 birrifici artigianali), spirits e acqua minerale (220 litri pro capite, primo consumo in Europa).
- Oltre il 54,7% della popolazione italiana dichiara di bere il vino. Si tratta di un mercato particolarmente attento alla territorialità, sostenibilità e tracciabilità dei prodotti.
- Il mercato globale delle bevande no e low alcohol crescerà oltre il 36% tra il 2024 e il 2029. Il segmento del vino dealcolato è atteso a superare i 5,2 miliardi di dollari entro il 2033.
Il mercato globale delle bevande alcoliche vale 1,83 trilioni di dollari nel 2025 e crescerà fino a 2,2 trilioni entro il 2030. Tuttavia, i volumi complessivi sono diminuiti dell’1% nell’ultimo anno.
Quasi la metà dei consumatori nei principali mercati globali dichiara di aver ridotto il proprio consumo di alcol negli ultimi cinque anni. Il consumo mondiale di vino è sceso nel 2024 a circa 214 milioni di ettolitri, il livello più basso dagli anni Sessanta.
Negli Stati Uniti, primo mercato di export per il vino italiano, i volumi si sono contratti di circa il 20% negli ultimi quattro anni. Eppure, il valore del settore beverage tiene e cresce perché si beve in modo più selettivo.
I segmenti premium avanzano e il no e low alcohol accelera oltre il 36% di crescita attesa entro il 2029. L’Italia rimane il primo produttore mondiale di vino con 47,3 milioni di ettolitri nel 2025.
È questa la fotografia che emerge dal report di Rome Business School “Beverage 2030? Premium, sostenibile, low alcohol”. Lo studio è curato da Camilla Carrega Bartolini, Prof. dell’International Master in Food and Beverage Management ed enologa, e da Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di RBS.
Un mercato da 1,83 trilioni in evoluzione: meno volumi, più valore
Il mercato globale delle bevande alcoliche valeva 1,83 trilioni di dollari nel 2025. È destinato a crescere fino a 2,2 trilioni entro il 2030 con un CAGR del 3,57% (Mordor Intelligence, 2026).
Eppure, i volumi globali sono diminuiti dell’1% nel 2025. Questo conferma un rallentamento strutturale della domanda nei mercati maturi come Nord America, Europa Occidentale e Giappone (IWSR, 2026).
Il paradosso è apparente: si vende di più in valore perché si vende meglio in qualità. In termini di composizione, la birra mantiene circa il 45% del mercato globale in volume, gli spirits il 35-37% e il vino il 18-20%.
Il vino: Italia primo produttore mondiale, ma consumi al minimo storico
Nel 2024 il consumo mondiale di vino è sceso a circa 214 milioni di ettolitri. Si tratta del livello più basso registrato dagli anni Sessanta (OIV, 2025). Negli Stati Uniti i volumi si sono contratti di circa il 20% negli ultimi quattro anni.
In questo scenario l’Italia si conferma primo produttore mondiale con circa 47,3 milioni di ettolitri nel 2025. Segue la Francia (35,9 milioni hl) e la Spagna (29,4 milioni hl). I tre paesi rappresentano insieme circa il 49% della produzione mondiale.
“L’Italia è il paese che meglio incarna il paradosso del beverage contemporaneo. Il vantaggio competitivo dell’Italia sta nel saper trasformare l’identità territoriale dei propri prodotti in valore riconoscibile sui mercati internazionali.”
— Camilla Carrega Bartolini, Rome Business School.
No e low alcohol: la frontiera dell’innovazione che riscrive la filiera
Il fenomeno più dirompente riguarda la crescita del segmento no e low alcohol. Il comparto globale è destinato a crescere di circa il 36% tra il 2024 e il 2029 (IWSR, 2026).
Nel solo segmento dei vini dealcolati, il mercato globale supererà i 5,2 miliardi di dollari entro il 2033. Negli Stati Uniti il vino analcolico ha già registrato una crescita del 29,1% in valore.
“La crescita del no/low alcohol non è una moda, ma il riflesso di una trasformazione culturale profonda. Chi saprà coniugare tecnologia e terroir avrà un posizionamento unico nel mercato beverage del futuro.”
— Valerio Mancini, Rome Business School.