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Beverage 2030? Premium, sostenibile, low alcohol

Il mercato globale delle bevande alcoliche crescerà fino a 2,2 trilioni entro il 2030, il segmento no e low alcohol +36% entro il 2029.
26/03/2026 Research Download PDF
Il mercato globale delle bevande alcoliche crescerà fino a 2,2 trilioni entro il 2030. Il segmento no e low alcohol segnerà un +36% entro il 2029.

  • Con 47,3 milioni di ettolitri prodotti nel 2025 e oltre 500 denominazioni di origine, l’Italia è il primo produttore mondiale di vino. Tuttavia, il consumo globale è ai minimi dagli anni Sessanta: 214 milioni di ettolitri.
  • In Italia gli aperitivi alcolici crescono del +4,3% a valore mentre i liquori dolci cedono il 3,7%. Il sistema spirits si riorganizza attorno alla cultura dell’aperitivo, che vale già 1,7 miliardi di export.
  • Il beverage italiano vale 45 miliardi di euro di fatturato complessivo. Include vino (7,78 mld di export nel 2025), birra (17 mln hl, 850 birrifici artigianali), spirits e acqua minerale (220 litri pro capite, primo consumo in Europa).
  • Oltre il 54,7% della popolazione italiana dichiara di bere il vino. Si tratta di un mercato particolarmente attento alla territorialità, sostenibilità e tracciabilità dei prodotti.
  • Il mercato globale delle bevande no e low alcohol crescerà oltre il 36% tra il 2024 e il 2029. Il segmento del vino dealcolato è atteso a superare i 5,2 miliardi di dollari entro il 2033.

Il mercato globale delle bevande alcoliche vale 1,83 trilioni di dollari nel 2025 e crescerà fino a 2,2 trilioni entro il 2030. Tuttavia, i volumi complessivi sono diminuiti dell’1% nell’ultimo anno.

Quasi la metà dei consumatori nei principali mercati globali dichiara di aver ridotto il proprio consumo di alcol negli ultimi cinque anni. Il consumo mondiale di vino è sceso nel 2024 a circa 214 milioni di ettolitri, il livello più basso dagli anni Sessanta.

Negli Stati Uniti, primo mercato di export per il vino italiano, i volumi si sono contratti di circa il 20% negli ultimi quattro anni. Eppure, il valore del settore beverage tiene e cresce perché si beve in modo più selettivo.

I segmenti premium avanzano e il no e low alcohol accelera oltre il 36% di crescita attesa entro il 2029. L’Italia rimane il primo produttore mondiale di vino con 47,3 milioni di ettolitri nel 2025.

È questa la fotografia che emerge dal report di Rome Business School “Beverage 2030? Premium, sostenibile, low alcohol”. Lo studio è curato da Camilla Carrega Bartolini, Prof. dell’International Master in Food and Beverage Management ed enologa, e da Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di RBS.

Un mercato da 1,83 trilioni in evoluzione: meno volumi, più valore

Il mercato globale delle bevande alcoliche valeva 1,83 trilioni di dollari nel 2025. È destinato a crescere fino a 2,2 trilioni entro il 2030 con un CAGR del 3,57% (Mordor Intelligence, 2026).

Eppure, i volumi globali sono diminuiti dell’1% nel 2025. Questo conferma un rallentamento strutturale della domanda nei mercati maturi come Nord America, Europa Occidentale e Giappone (IWSR, 2026).

Il paradosso è apparente: si vende di più in valore perché si vende meglio in qualità. In termini di composizione, la birra mantiene circa il 45% del mercato globale in volume, gli spirits il 35-37% e il vino il 18-20%.

Il vino: Italia primo produttore mondiale, ma consumi al minimo storico

Nel 2024 il consumo mondiale di vino è sceso a circa 214 milioni di ettolitri. Si tratta del livello più basso registrato dagli anni Sessanta (OIV, 2025). Negli Stati Uniti i volumi si sono contratti di circa il 20% negli ultimi quattro anni.

In questo scenario l’Italia si conferma primo produttore mondiale con circa 47,3 milioni di ettolitri nel 2025. Segue la Francia (35,9 milioni hl) e la Spagna (29,4 milioni hl). I tre paesi rappresentano insieme circa il 49% della produzione mondiale.

“L’Italia è il paese che meglio incarna il paradosso del beverage contemporaneo. Il vantaggio competitivo dell’Italia sta nel saper trasformare l’identità territoriale dei propri prodotti in valore riconoscibile sui mercati internazionali.”
Camilla Carrega Bartolini, Rome Business School.

No e low alcohol: la frontiera dell’innovazione che riscrive la filiera

Il fenomeno più dirompente riguarda la crescita del segmento no e low alcohol. Il comparto globale è destinato a crescere di circa il 36% tra il 2024 e il 2029 (IWSR, 2026).

Nel solo segmento dei vini dealcolati, il mercato globale supererà i 5,2 miliardi di dollari entro il 2033. Negli Stati Uniti il vino analcolico ha già registrato una crescita del 29,1% in valore.

“La crescita del no/low alcohol non è una moda, ma il riflesso di una trasformazione culturale profonda. Chi saprà coniugare tecnologia e terroir avrà un posizionamento unico nel mercato beverage del futuro.”
Valerio Mancini, Rome Business School.