Studio di Rome Business School: non sono i centri urbani ma le piccole città a spingere la green economy in Italia

  • Entro il 2025 le città rappresenteranno il 60% del PIL globale, confermandosi come il motore della crescita economica;
  • In Italia, le città più avviate verso la sostenibilità sono Trento, Mantova, Pordenone e Bolzano. In fondo alla classifica: Pescara, Palermo e Vibo Valentia;
  • La Lombardia risulta la regione maggiormente attiva in processi di efficientamento energetico, di economia circolare e, in generale, in iniziative e progetti di riduzione dell’impatto ambientale.
  • Il covid ha dimostrato l’importanza di raggiungere la maturità digitale, altrimenti le persone rischiano di rimanere escluse dalla società;

Roma, 21 settembre 2021. Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 nazioni e parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta, ha pubblicato lo studio: “Smart cities: luci e ombre delle metropoli del futuro”. A curarlo sono Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca della Rome Business School e Roberto Ramírez Basterrechea, esperto di smart cities, Cives Solutions.Lo studio fa luce su come la pandemia ha accelerato la necessità di avere delle città più tecnologiche ed ecologiche, ossia “più smart”, e la sfida che questa pone nella trasformazione verso un’economia sostenibile. Queste città intelligenti devono essere in armonia con la natura e godere di una pianificazione urbanistica dove si coniughino l’innovazione dei servizi pubblici e una cultura urbana resiliente e proattiva.

La ricerca evidenzia che in Italia a fare strada verso lo sviluppo green sono le città più piccole, non i centri urbani. Infatti, vediamo un’Italia a due velocità: la prima più dinamica e attenta alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili. La seconda, con un andamento troppo lento nelle performance ambientali delle metropoli soprattutto sul fronte smog, trasporti, raccolta differenziata e gestione idrica. A dimostrarlo in primis le città di Trento, Mantova, Pordenone, Bolzano e Reggio Emilia in vetta alla classifica generale. In fondo alla graduatoria delle 104 città analizzate troviamo: Pescara, Palermo e Vibo Valentia.

La Lombardia è la regione maggiormente attiva in processi di efficientamento energetico, di economia circolare e in iniziative e progetti di riduzione dell’impatto ambientale. Seguono Lazio, Piemonte, e Toscana. Le regioni più sensibili ai temi ambientali sono quelle che hanno una maggiore popolazione; tuttavia, non sono i centri urbani a sostenere il dato, quanto piuttosto le città minori o quelle vicine alle aree industriali. In generale, le grandi città faticano a dare risposte alle criticità che le caratterizzano e per questo motivo troviamo città importanti come Roma e Napoli al 89° e 90° posto rispettivamente. Fa eccezione Milano (29°), sempre più attenta negli ultimi anni alla mobilità sostenibile e al rispetto per l’ambiente.

Gli autori concludono individuando come sfida principale dell’Italia quella di pianificare al meglio gli interventi dandogli continuità, prendendo spunto dalle buone performance di altre città europee, avviando e rafforzando quei progetti che rappresentano l’unica alternativa per stare al passo con il resto del mondo.

Per Valerio Mancini, uno dei coautori della ricerca, “chi pensa ancora a città fantastiche dove la tecnologia sarà il fine per raggiungere l’obiettivo, è fuori da ogni realtà, in quanto non ha capito che le città intelligenti sono create per la società, dove la tecnologia è semplicemente lo strumento che ci aiuterà a raggiungere i risultati sperati e affrontare le sfide future”.

In effetti esiste da anni una preoccupazione sulla gestione delle città, perché l’aumento della popolazione porta con sé problemi di gestione di rifiuti, consumo energetico e inquinamento. Ma sono le grandi città il motore dell’economia in Europa, e anche se la loro crescita proiettata per il 2040 era del 65% e del 70% per il 2050, ora dobbiamo fare i conti con il forte cambiamento demografico introdotto dalla pandemia da covid-19. Questa situazione ha fatto diventare le zone interne di tutta l’Europa e del mondo luoghi più attraenti in cui vivere e ha evidenziato la forte necessità di incorporare la tecnologia nelle nostre vite, perché “una persona con grande maturità digitale sarà più efficiente e resiliente di una digitalmente arretrata” e siamo in un mondo dove violenti e repentini cambiamenti nella tecnologia definiscono i bisogni delle persone.

In questo senso, lo sviluppo delle città intelligenti dipende dalla trasformazione culturale e pertanto tecnologica: chi non riuscirà a adeguarsi alla tecnologia rischierà, a lungo termine, di restare escluso nella società. Questo si rivela particolarmente vero nel caso delle città più grandi, che si stima rappresentino oltre il 60% del PIL globale entro il 2025 (Deloitte, 2019), data entro la quale si prevede che il crescente mercato delle smart cities raggiunga i 2.57 trilioni di dollari.

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