RBS Report: il calcio è lo sport più redditizio, con un fatturato globale di 47 miliardi di dollari

Rome Business School ha pubblicato la ricerca “Il business dello sport in Italia. Il mondiale in Qatar e le nuove frontiere tra eSports, crypto, NFT e metaverso”.

Autori:

  • Tommaso Marazzi, Esperto in business dello sport e Assistant Master in Sport & Lifestyle Management alla Rome Business School;
  • Alessio Postiglione, Program Director del Master in Corporate Communication Management della Rome Business School;
  • Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca di RBS.

Lo studio fa un’analisi sul mercato del calcio a livello globale con un focus specifico sulla realtà italiana, le criticità dell’industria del calcio, l’impatto della pandemia, la riduzione in numero di spettatori, tesserati e giocatori soprattutto tra i giovani, l’assenza degli Azzurri ai mondiali di Qatar 2022. Viene messo in luce il ruolo di cryptovalute, NFT, piattaforme di eSports e metaverso, oggi utilizzati da piccoli e grandi club sportivi, evidenziando best practices e tecnologie che possono far decollare l’industria dello sport in Italia.

A livello mondiale, il calcio è lo sport più redditizio. Con un fatturato globale di 47 miliardi di dollari, rappresenta il 28% del giro d’affari generato dallo sport nel mondo. L’Europa è il palcoscenico più ricco a livello internazionale, ma nelle stagioni 2019-2020 e 2020-2021 i club delle Top Division europee hanno registrato una perdita complessiva -7 miliardi di euro in termini di ricavi. Tuttavia, secondo gli autori della ricerca, i numeri torneranno a salire: fino al 2025 l’incremento medio annuo del numero di spettatori europei sarà del +8% (+37,7% se consideriamo i calcoli entro il 2030).

Il calcio è senza dubbio lo sport più seguito e praticato in Italia: è il preferito del 31% degli italiani, la media europea è del 27% (FICG, 2021). Da noi il calcio ha generato 78,8 miliardi di euro di ricavi, una cifra equivalente al 3% del Pil italiano (Osservatorio sullo Sport System, 2022). Nonostante ciò, è un’industria in sofferenza: nella stagione 2020-2021 sono state disputate circa -92,4% partite in meno rispetto al 2018-2019, questo ha causato minor ricavi per 7 miliardi di euro di cui ticketing (4,4), sponsorizzazioni e attività commerciali (1,7), diritti tv e proventi UEFA (0,9).

Pandemia a parte, il calcio italiano ha ancora oggi criticità mai veramente affrontate come l’indebitamento eccessivo da parte della maggior parte dei club (per un ammontare di 5,4 miliardi di euro, +3,5% rispetto al 2019-2020 secondo la FIGC, 2021), l’obsolescenza delle infrastrutture, le strategie di commercializzazione nel match day, la scarsa propensione all’innovazione e alla sperimentazione di pratiche estere virtuose come quella dei naming rights, e l’incapacità di creare e alimentare un contatto diretto con le nuove generazioni, sempre più affascinate e coinvolte dall’utilizzo delle nuove tecnologie immersive.

Il calcio in Italia: diminuiscono i tesserati e crescono gli eSports

Ad oggi in Italia lo sport ha un impatto sull’economia nazionale di circa 24,5 miliardi di euro (il 3% sul Pil), un valore significativo – che garantisce circa 420.000 occupati – ma che impallidisce in confronto a paesi come Francia e Regno Unito in cui si sfiora il 6% del Pil. Dati alla mano, investire nel calcio conviene: il valore complessivo del calcio per la FIGC è di 4,53 miliardi di euro (stagione 2020-2021), per quella stagione l’Italia ha ottenuto un ritorno pari a 18,3 euro – in termini fiscali e previdenziali – per ogni euro “investito” dal governo italiano nel calcio.

Il miglioramento della reputazione degli Azzurri in seguito alle vincite ai Campionati Europei di calcio del 2020, agli Europei di nuoto del 2022 e alle Olimpiadi di Tokyo 2020, grazie soprattutto ai successi nell’atletica leggera, è stato del +21,3% nel 2021 (dati FICG), generando un impatto economico di circa 36 milioni di euro. Non solo, sono aumentate del +295% le vendite nette in Italia di merchandising ufficiale FIGC-PUMA (all’estero +30%). Non sono quindi mancati i benefici per il Sistema Paese, con un impatto economico indiretto stimabile in almeno lo 0,7% del Pil (12 miliardi).

Il Sistema Calcio è però in piena crisi: in Italia, abbiamo assistito a una forte diminuzione dei tesserati FIGC – arbitri (-6,3%), tecnici (-2,2%), società (-20,8%) e giocatori (-21%) – con numeri davvero allarmanti specialmente per quanto riguarda l’attività giovanile: confrontando le stagioni 2018-2019 e 2020-2021, sono 245.739 i tesserati, pari al -29,3%; con una percentuale che sale fino al -48,9% se si considera solo l’area di sud e isole. Se si guarda ai praticanti l’attività calcistica nel nostro Paese: tra il 2019 e il 2021 la percentuale di over 18 che giocano a calcio è diminuita al 17% (-3%), mentre quella degli under 18 è passata dal 35% al 31% (-4%). Le regioni in cui si è verificato il maggior impatto sono state Basilicata (-49%), Molise e Sicilia (-43%), Calabria (-42%) e Campania (-41%). Numeri decisamente superiori rispetto a quelli del Nord Italia con Veneto e Piemonte che arrivano solo al -13%, secondo dati FIGC.

Sia per trovare nuove fonti di finanziamento, che per riavvicinare i giovani a calcio, i club stanno puntando sugli eSports. Un fenomeno che interessa anche l’Italia, come riporta Gaming Report: nel 2021 ogni giorno sono stati 475 mila gli appassionati che hanno seguito eventi sportivi digitali, mentre a livello settimanale si è raggiunta la soglia di 1 milione e 620 mila, per una crescita del +15% rispetto al 2020. Un settore in grande crescita con un valore di oltre 1 miliardo a livello globale nel 2021 (dati IIDEA – Italian Interactive Digital Entertainment Association). Un esempio ne è il torneo di League of Legends, che ha superato il Super Bowl in termini di pubblico (100 milioni vs 98 milioni). Guardando all’Italia, il mercato degli eSports raggiungerà i €40 milioni di valore nel 2023, dai 16 del 2020. Per Alessio Postiglione, “questi numeri dimostrano che attualmente gli eSport sono il segmento di mercato più promettente in termini di opportunità di sponsorizzazione e promozione aziendale”.

L’assenza della Nazionale in Qatar e i numeri del Mondiale

L’assenza degli Azzurri è un significativo contraccolpo per l’economia e il calcio italiano, considerando che la vincita in Germania 2006 provocò una crescita del +1,9% del Pil e che il Mondiale di Qatar avrebbe potuto portare alla Federazione italiana, se vincitrice, un ricavo complessivo di almeno 45 milioni di dollari. Contando che la Nazionale ha oggi un valore stimato di circa 93 milioni all’anno e che dal 2023 salirà a 102, il suo valore sarebbe potuto essere ancora più alto in caso di qualificazione alla rassegna in Qatar. Non solo, l’Italia vedrà una riduzione dei ricavi per merchandising, diritti TV, settori consumi e scommesse sportive: in occasione dei Mondiali in Qatar, la stima dell’indotto generato sarebbe stata di quasi 300 milioni di euro di puntate, di cui solo 45 milioni sulle partite disputate dalla Nazionale italiana, che storicamente contano con un pubblico maggiore ai 10 milioni di spettatori.

Questa sarà anche l’edizione più ricca di tutte con costi di circa 467 milioni di euro spesi dal governo qatariota a settimana in preparazione ai Mondiali, toccando la cifra record di 220 miliardi spesi, superiore alla somma di tutti i Mondiali realizzati fino al 2018. Il confronto con il Mondiale brasiliano del 2014, secondo in classifica (15 mld di dollari), è impietoso: la spesa in Qatar è quasi 15 volte superiore. Per coprire questa spesa scendono in campo non solo i fondi sovrani, ma anche gli sponsor, come Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways, che hanno tutti importanti accordi con squadre di calcio europee per milioni di dollari. “Il mondiale qatarino è un caso paradigmatico del ruolo del calcio come strumento di soft power e delle competizioni calcistiche globali come strumento per acquisire visibilità”, conclude Alessio Postiglione.Aumentano anche i prezzi per assistere alle partite, in particolare quelli per vedere la finale: si passa da 995€ in Russia a 1.400€ per Qatar, circa 40% in più.

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